Tuesday, 13 December 2011

E poi?

Poi inizierei a salire, sempre aderente a te, sempre baciandoti.

Le mani, e dieci dita sottili e altrettanti polpastrelli gentili e impetuosi, dalle natiche con un movimento a spirale salirebbero fino ai fianchi, massaggiando dolcemente o dilagando con voluttà, ma solo per tornare indietro un'infinità di volte, fin li dove sei più fresca e odorosa.

Disegnando così motivi circolari e spezzate irregolari, affonderei poi in te all'altezza dell'ombelico, e mille carezze e mille sussurri mormorerei ai seni morbidi.

Inclinando un poco il capo, mi indicherai dove continuare, e finalmente sarò al tuo viso.

La fantasia qui si ferma.

E' impossibile per me immaginare la tua espressione, perchè sarebbe unica, proprio come lo sono la tua testolina complicata intrisa di inchiostro, scrigno decorato di vecchie fotografie, sigillato e colmo di tenerezze celate con cura e sottile intelligenza, e l'anima di mille epoche diverse vissute singolarmente, sovrapposte in una sola vita.

So che ti bacerei, e con le mani avvicinerei il tuo corpo al mio.

Allargherai un poco le gambe, ed io, senza staccare un solo istante le labbra, senza smettere un attimo di adorarti, senza guardare in basso, sarò dentro di te.

Lo sarò soprattutto perchè incrocerai le braccia dietro, e le caviglie sotto chiuderanno le gambe attorno le mie.

...

Questo è un sogno (vedi l'oscillazione tra futuro e condizionale).
Scusami se ti ho trascinata fin qui.
Ma davvero se c'è amore, per me è questo.

E' l'incontro di due vagabondi, ed è più complesso delle parole.
E' inafferrabile, imprevedibile, e vive per svuotare cose, abitudini, relazioni umane, e dominarle perfino dall'infinito.

Soprattutto, brucia ancora sotto la cenere.

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