Sunday, 6 November 2011

Una domenica

Mi fa male un po' tutto.

Le mani, che hanno impugnato sega e martello, le braccia, esauste a lavoro finito, e la schiena, che ha sopportato carichi pesanti, opposto resistenza all'insolenza della forza di gravità.

Ho appeso tende, sposato mobili, spinto, tirato, cambiato disposizione del letto, della cassettiera e del mobile.
Mi sono accontentato di quello che ho, usando in modo bizzarro graffette da disegno e mollette, e rimediato con stoffe a poco prezzo a certe mancanze stilistiche e d'ordine pratico.

Non mi soddisfa molto il risultato, ma ho ottenuto, almeno in parte, il mio scopo, ovvero creare uno spazio vuoto nella stanza dove tengo il tavolo riverso sul quale ora sto scrivendo.

Qui un giorno, presto mi auguro, sposterò quell'orribile divano che ho in salotto, e ritroverò l'atmosfere severe di Bach, la leggerezza sofisticata di Mozart, i mille dubbi di Mahler e l'esuberanza di Django.

Ascoltare Bach è difficile, o comunque pesante.

Ti ritrovi a dialogare e seguire molteplici livelli di parallasse, e a dover accettare la complessità per così dire geometrica di un uomo, e quindi, anche se a gradi diversi, di ogni uomo, ovvero anche tua.
Quello che Bach è attualmente, in potenza è, o è stato, parzialmente anche in te.
Non trovarne più traccia è terribile.

La notte è gelida, ed già è condensa l'aria che espiri.

Fuori dalla finestra, i pallidi raggi della luna rischiarano appena le pareti percorse da trame scure dei palazzi vicini.
Le intelaiature delle finestre, bianche, incastonate nel bruno della pietra, come in un gioco di prospettiva emergono nella notte.

Sono mute quelle che chiudono stanze buie e fredde, ed estroverse, vivaci, quelle che danno su salotti dalle pareti dipinte di rosso o azzurro, illuminati da lampade che sbuffano luce, alcune sembrano tozze caffettiere o cappelli per signora dalle tese larghissime, e camini di braci ardenti.

Ho perlustrato la zona, nel pomeriggio.

Pochi gli alberi nelle immediate vicinanze, e però ho sentito degli uccelli cinguettare, mentre su in alto i gabbiani urlavano.
Avranno il nido forse nel folto di quell'unico sempreverde che mi pare di aver visto, e che nei prossimi giorni tornerò a controllare.
Seguendo il vicolo, mi sono reso conto che dopotutto non è stretto come credevo, ho poi trovato, a pochi metri da casa, un piccolo giardino, circondato da un muro alto e antico.
Vi ho sentito oggi il profumo caldo del fumo di un focherello, forse di arbusti o erbacce, ed era forse un camino attorno al quale si scaldava un vecchio o ...

Detesto le automobili.

Parcheggiate qua e la, sempre in disordine, ingombranti, rumorose, impediscono di illudersi di vivere nell'antichità ben conosciuta da queste case.

4 comments:

  1. Ci sono tante e tante cose che mi impediscono di astrarmi nel mio "piccolo mondo antico"...
    Camminerei per le strade cullate dal silenzio, mi farei padrona di decadenza e muschio, mucchi di foglie e cartoline ingiallite!
    Ma non si può... e allora è solitudine, vera!
    Ciao Gio :)

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  2. Quando sento cinguettare gli uccelli che il sole è già sceso mi ricordo che esiste la morte, e spesso non riesco a dormire. Buongiorno menestrello di corte :)

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  3. Penso a cosi tante cose quando discuto con te, amica mia!

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  4. Buon giorno a voi, principessa ;-)

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