Wednesday, 16 November 2011

... quam minimum credula postero

Una discussione su Orazio mi riporta agli insegnamenti di un mio antico insegnante di latino, un vero maestro, e alle parole scambiate con Alice un giorno che oggi mi sembra infinitamente lontano.

L'aurea mediocrita' di Orazio, il suo essere, fondamentalmente, uno splendido egoista, quella dottrina del fuggire non solo le perversioni dei vizi ma anche le responsabilita' che richiedono virtu', per rifugiarsi in una vita piccola e lieta, di intima e solida consolazione, sono sempre state per me un modello da non seguire, mi trascina troppo verso l'aspro la mia natura per forza di cose aguzza e tormentata, ma da non denigrare, e soprattutto da non sottovalutare in merito alla sua complessita'.

E' assai piu' difficile restare entro quei confini oltre i quali secondo il poeta non puo' esistere cosa giusta (Est modus in rebus, sunt certi denique fines quos ultra citraque nequit consistere rectum) che non tergiversare di fronte ai compiti che una decisione mal ponderata impone agli sciocchi, o vilmente scaricare su altri manchevolezze personali e inique.

I mediocri intesi dal poeta, ai miei occhi appaiono soprattutto come i mediocri onesti.

Nella formazione del poeta, un ruolo fondamentale ebbero le visite fatte fin da bambino a Roma in compagnia del padre, e i commenti del genitore circa la fortuna, l'emergere di arroganza, furbizia, potenza, il successivo, e ciclico, dissolversi in ipocrisia, servilismo, miseria.

Ne sono convinto: la mediocrita' di Orazio esige una disciplina notevole e una pratica di decenni prima di potersi dire acquisita.

Piu' volte mi sono fermato a riflettere sulla piu' famosa delle locuzioni del sommo poeta, ovvero:

'Carpe diem, quam minimum credula postero'.
'Coglio l'attimo, confidando il meno possibile nel domani'.

E' significativo che spesso di questo detto sia ricordata solo la prima parte, ovvero 'Carpe diem', e che dunque del messaggio epicureo dell'autore emerga soprattutto un aspetto edonistico.

La seconda parte, 'quam minimum credula postero', appare come un giustificativo, quasi l'affermazione di una funzione metrica dell'esistenza: il trascorrere del tempo equivale a una perdita incessante, omogenea, irreversibile, del l'unico valore autentico dell'esistenza, ... 'quindi artiglialo finche' puoi, ovvero finche' non lo sentirai scivolare tra le tue dita'.

CONTINUA

2 comments:

  1. credo che Orazio volesse intendere qualcosa di più
    di una visione edonista...credo che invece lui pensasse che siccome del "domani non v'è certezza"
    cioè il futuro è imprevedibile, bisognerebbe vivere con pienezza il momento...vivere sapendo che domani potresti anche non esserci più...e dunque agire con consapevolezza in maniera tale da godere della pienezza della vita in ogni suo aspetto,positive e negative ma che ti diano un "senso".Ognuno ha il suo carpe diem...
    ricordo una volta una persona conosciuta per quetioni lavorative, medico, che prestava la sua opera per Medici senza frontiere, ebbene il suo carpe diem era sapere alla fine del suo giorno di avere fatto bene il suo lavoro e di aver fatto vivere quanta più gente poteva, era in una zona di guerra...adesso è morta, ma certamente la sua visione non era egoistica :)
    è relativo all'animo ed alle azioni delle singole persone.

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  2. Concordo pienamente, e forse non l'ho reso chiaramente, circa il fatto che la visione edonista sia una sciocca distorsione del suo pensiero :-)

    Dopo continuo appunto ;-)

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