Monday, 10 October 2011

Una strana inquietudine

La lettura de 'Il rosso e il nero' mi ha lasciato una strana inquietudine addosso.

Già sabato sera, e più ancora ieri nel tardo pomeriggio, un susseguirsi di extra sistoli e altri sintomi di affaticamente cardiaco hanno testimoniato un coinvolgimento intimo, e che tuttavia non significa passione letteraria ma sensibilità esagerata per certi concetti.

Già nel breve e superficiale resoconto che ho scritto ieri, lascio intendere che oltre alla trama grossolana, caricaturale oserei dire, c'è di più: qualcosa di putrido e crudele, che sicuramente mi ha scosso profondamente.

C'è un accenno, nei primi paragrafi, che ho trovato interessante: la vicenda amorosa tra Julien a la signora Rênal, spiega la voce narrante, è rallentata inizialmente dall'ambiente provinciale in cui i due protagonisti vivono.

A Parigi, la grande città oceano dove confluiscono usi, costumi, accenti di tutto il mondo, l'esempio di promiscuità e leggerezza di altre dame e cortigiani avrebbe accellerato l'avvicinarsi dei due amanti, ed egualmente svuotato di senso e tensione il loro sentimento, e quella morbosità vitale e ostinata che Stendhal dipinge sciocca, e che invece un autore più sottile sarebbe riuscito a definire angosciante e travolgente.

Da lettore, sono un perfetto egoista: ad ogni pagina, proietto la mia esistenza su quella dei protagonisti, e le leggi del mio vivere paragono con empia oggettività alle altrui.

Mi sono riconosciuto nella stazionarietà, nella lentezza implacabile di chi vive un'esistenza unica, aliena alla consuetudine.

E così ho pensato con dolore alle donne che ho amato, e le ho viste soprattutto superficiali, prive di coraggio, e solo per questa mancanza loro negarsi a me, non cercarmi se non con uno sguardo preoccupato e al limite penoso.

Mi sono disgustato subito di questo, per averle considerate vacue, e nello stesso istante per essermi innammorato di donne vacue e sciocche.

Tutta la tenacia del mio carattere ho pesato essere inutile, umiliata da prove schiaccianti.

A chi mi rimprovera amorevolmente di non chiudermi in me stesso, di essere più aperto e di cercare lo sguardo delle donne, rispondo ormai da anni elencando uno a uno i miei insuccessi, e il dolore terribile che hanno comportato le bordate inferte dagli altri uomini, quando possano essere meschini con un deforme quando cercano loro stessi la tua donna non voglio dirti, o dalle donne, che davvero uccidono quando tengono a farti sapere che 'Gio, non dimenticarti che noi siamo solo amici', o che 'Al museo sono andata con mia madre' (sei un essere inesistente!) se invece tu dentro già le ami.

Cosa credi, che mi sia ritirato senza aver combattuto, e perso, un numero infinito di volte?

E adesso, dopo che la lettura di un libro sciocco, ridicolo nelle sue esagerazioni, è stato comunque sufficiente a ricordarmi, a farmi intendere in senso di miseria certi successi, e certe cattiverie, medito di abbandonare perfino la lettura, o di dedicarmi solo a quella di libri di pure introspezione o sofferta memoria.

Non sono un virtuoso, sono semplicemente un uomo che la malattia ha impedito di poter essere bugiardo, di ingannare il prossimo.

Vorrei poterlo fare?

Non lo so, ma comunque la mia esistenza è segnata.

Sia ch'io decida di essere ignobile e furbo, o che continui ad essere onesto, non conoscerò che sofferenze: insuccessi e solitudine distratta dal succedersi degli eventi nel primo caso, solitudine nel secondo.

Non l'ho mai detto esplicitamente, ma la ragione per la quale ho iniziato a scrivere questo diario, ovvero a ritirarmi dall'esistenza, concide con alcuni meccanismi di cui ho ritrovato una espressione, anche se caricaturale, ne 'Il rosso e il nero'.

L'agire con calcolo di una persona sicuramente dalle qualità eccezionali, il suo usare strategicamente una persona per avvicinare una donna, condividere infine l'ebbrezza della facile conquista con me ...

E' così che io ho perso il più caro amico che abbia mai avuto, e ancora oggi, siamo in rapporti buoni, quel che di me rimane lo ama sicuramente, basta la lettura di uno sciocco romanzetto a turbarmi nel profondo.

Il ricordo di quello che mi è successo quel giorno, dell'istante stesso in cui una vampata di calore traversò il mio corpo, e un dolore acuto mi aprì il petto, è riaffiorato inalterato durante la lettura di quelle pagine, e mi fa meditare molto che sia stata proprio Giulia a raccomandarmene la lettura.

Sono tornato a domandarmelo allora: perchè l'hai fatto, amico mio?

Non ti chiedevo di ingannarmi su quello che mi riserva il mondo, lo squallore dei suoi bruti abitanti lo conosco, e so bene che nessuna donna mi prenderà mai per mano per trasinarmi a sè.

Questa certezza amara, Silvia è stata solo la prima a darmene dimostrazione, ma centinaia di occhi imbarazzati o infastiditi me l'hanno tatuata addosso, l'avrei sopportato facilmente, anche se tu avessi trovato una donna.

Avresti solo dovuto celarmi la tua debolezza, convincermi che mi eri simile.

E farmi così credere che si può essere come me anche per scelta, non solo per costrizione.

Erano le 5 quando mi sono svegliato, incapace di riprendere sonno.

I pensieri mi hanno trascinato da Socrate a metafore ardite, a visioni quasi geometriche della mia esistenza ....

E infine ho pensato a te.

E di te mi ricordavo mentre capivo che una donna è la soluzione di quasi ogni problema di un uomo.

Poi mi sono vergognato di questa parola, di questo rapporto asimmetrico, che è un residuo della mia ignoranza.

E mi sono fermato a pensare al sesso, la dolcezza, il calore, la complicità, e si sommava un compenetrarsi più sottile di quello dei corpi e solido del semplice intrecciarsi delle idee.

Ho capito il mio male, e se pure mi è interdetta la dolce soluzione della donna, posso ancora alleviare, nei libri, la mia solitudine.

A me simile e per scelta, sarà un acuto osservatore di uomini, un imperatore che non disdegna i piaceri della carne, un combattuto eroe destinato a certa sconfitta.

6 comments:

  1. "Cosa credi, che mi sia ritirato senza aver combattuto, e perso, un numero infinito di volte?"
    Oh Gio, ma cosa credi che per "gli altri" non sia la stessa cosa? pensi che per i così detti "normali" vada sempre tutto liscio? scusami se continuo a pungolarti così, ma vedi io ho visto e vedo situazioni al limite della normalità, ebbene vedo nascere amori, vedo formarsi famiglie, nascere figli...ma sono "loro" che ostinatamente credono nella possibilità che esista per tutti un'oppurtunità, tu che hai una giovane età, ti sei ancorato ad un' immagine interiore legata "al mostro" allora voglio dirti una cosa che forse pochi conoscono, il "mostro" Giacomo Leopardi, finchè visse rinchiuso nel suo paesino e tra i suoi libri, ebbe una vita non certo entusiasmante, poi, riassumo molto :, arrivò a Napoli, con il l'Amico Ranieri, qui conobbe finalmente l'amore corrsiponto,di Paolina, e poi anche quello
    carnale...e la goduria di un buon pasto o del sorbetto che tanto gustava, qui vi è morto, ma felice e pieno...ma solo perchè si lasciò andare, felice di essere accettato per quello che era, uno storpio...e allora?

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  2. Ma nessuno può paragonarsi all'immenso Giacomo Leopardi senza risultare un po' ridicolo S.!

    Stiamo parlando di uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi, e di un suo Amico.

    Vedi, io non solo rispetto Giacomo sono una nullità (come chiunque, sia chiaro), ma il mio 'amico' mi ha trafitto mortalmente!

    Ma non temere: sto molto meglio di quanto non sembri.

    Mi salva una certa instabilità emotiva di fondo.

    Un abbraccio

    Gioo

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  3. infatti l'ho fatto io :)), dunque sono ridicola io.
    per giunta raccontandoti un aneddoto assolutamente sempliciotto:)) e poi anche Ranieri tradì miseramente l'amico, ma questa è un'altra storia.
    dai però ti sei un attimo smarrito nel mio essere ridicola...hai scritto il tuo nome con l'eco...;-)

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  4. Oh, Gio!
    A volte mi chiedo perché si debba soffrire per riuscire ad essere persone migliori.
    Mi sono convinta negli anni che la sofferenza fa bene, il male eleva gli animi ed è un pensiero di cui mi vergogno, ma l'ho verificato, sulla mia pelle e sugli altri...
    La vita è cara, è carissima, il suo prezzo è esorbitante, o resti senza vita o paghi ma resti senza più nulla!
    Ti stringo...

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  5. S. davvero sei stata troppo generosa :-)

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  6. Tu dai voce a Shakespeare amica mia!

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