Monday, 31 October 2011

Totem indiani alle pareti



Come ci si possa portare certi mobili in casa proprio non riesco a capirlo.


E dire che Andrew, il padrone di casa, e' un ragazzo elegante, sospetto lavori in banca o presso la sede di qualche grossa multinazionale, e sembra avere un certa cultura, e certamente dei modi molto cordiali.

Ma davvero, quel letto, sfacciatamente in legno pressato, una testiera ingombrante, gambe tozze e appesantite da un volume davvero esagerato, e che gia' troverei assurdo in una baita di montagna, orribilmente sfigura in un appartamento di citta' che certi dettagli di pregio, stucchi sul soffitto, un camino semplice ma con decorazioni geometriche lungo le lesene a farne un oggetto di arredo, farebbero pensare a un lusso spoglio, da arricchire o con adeguata eleganza, stile neoclassico o tardo vittoriano, o con una spartanita' scelta con minuzia, e un gusto moderno di contrasto piu' che di disattenzione.

Non meglio i mobili, stesso stile da rifugio alpino fasullo, e non voglio neppure parlare dei tendaggi, trapunte addirittura sontuose e quindi ridicole in quel contesto, tessuto sgualcito d'un rosso porpora sul quale si srotolano motivi geometrici barocchi, in filo dorato.

Per pieta' non infierisco su quella sorta di baule, una sorta di largo sedile foderato d'un verde marcio mezzo sgangherato, nel quale d'altra parte ho provveduto a nascondere dei vecchi piumoni nei quali scommetto gente dai piedi sporchi e senza riguardi della delicatezza o dell'igiene deve aver dormito, scambiandoseli da inquilino ad inquilino, da sconosciuto a sconosciuto.

Ho passato le ultime settimane oscillando tra il desiderio di rimanere, sono indubbi i vantaggi di vivere in pieno centro, e quello di abbandonare tutto, e cercare casa altrove, magari in uno dei bellissimi palazzi che nascondono entro i propri perimetri parchi con alberi ad alto fusto, e che, visti dall'alto, colpiscono per l'ordine geometrico che donano ad un'intera, vasta zona della citta'.

Infine mi sono deciso a fare di questo spazio ancora vuoto casa mia, sedotto dalle comodita', dalla bellezza antica e inquietante del vicolo dietro casa, e dall'offerta di negozi, pub, ristoranti, della via che faccio ogni mattina per andare a prendere il bus, e soprattutto di quel caffe' dove stamattina una bella ragazza bionda mi ha servito un cappuccino che davvero mi ha dato un buon mattino.

Settimana scorsa, ho iniziato ad agire.

Per prima cosa, animato da un furore sacro, mi muoveva l'esigenza di bellezza nel senso di rimozione dell'indecente, ho smontato quel letto che mai avrebbe dovuto essere assemblato.

Il materasso e' cosi' finito, momentaneamente, sotto il letto dove dormo, un modello grazie a Dio guardabile, e mentre la testiera e parte dei componenti piu' ingombranti li ho nascosti, poggiandoli, provvisoriamente, lungo una parete oltre un tavolo, coprendoli con un telo azzurro, degli assi longitudinali, orribili per colore, mi sono servito per farne oggetti di arredo.

Ho comprato in un negozio di articoli per la casa della carta per confezioni di un motivo geometrico, ghirigori orientaleggianti, piacevoli, su sfondo bianco, e ne ho rivestiti i due assi principali che ora, in un abito che finalmente esalta le virtu' che gia' possedevano ma solo in potenza, fanno sfoggio di se', verticali, sistemati agli angoli di una parete.

Mi sembrano totem indiani, e vi immagino gia' proiettate luci e ombre tremule di candele che un giorno illumineranno la notte, e so che saranno allora testimoni fedeli dei silenzi delle mie riflessioni.

Una sorta analoga tocchera' alle asticelle, forse una decina, che costituivano le doghe: scegliero' con cura diversi motivi, vorrei qualcosa che richiamasse la volta celeste, o le atmosfere fantastiche di certe vecchie mappe medioevoli o i misteri dell'alchimia, e ne lascero' alcune qua e la per la casa, altre ne sistemero' sulle pareti, a dare alla mia abitazione una forma, e soprattutto un'idea di trasformazione.

Delle tende ho fatto rivestimenti per i mobili e il baule: perdo qualcosa in termini di accessibilita', impiego qualche istante a rimettere in ordine ogni volta che apro l'armadio, ma guadagno in termini di decenza, occultando l'inguardabile con un bruttarello che tuttavia, in quella forma, non e' osceno come in quella, originale, di tendaggio.

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