Monday, 24 October 2011

Sogni di tasse, culi, puttane e baci. Con discussione circa pompini e sesso orale in appendice

Ho sognato il seguito del celebre film di Steno del 1959, 'I tartassati'.

Negli ultimi tempi, accompagnano i pasti magri della sera vecchi sceneggiati di Toto', Fabrizi, dei De Filippo e di altri grandi della commediana italiana del dopoguerra.

Mentre la zuppa si scalda sul fuoco, il formaggio fondendosi piano spande il suo profumo per la cucina e detta i tempi della cottura, o il pane torna croccante nel forno, lascio che il salotto si vesta delle tonalita' di grigio di quei tempi che paiono lontanissimi, e che lo sono non tanto per i pochi decenni che ci separano da essi, ma per l'involuzione culturale che l'Italia ha conosciuto nei tempi recenti.

Non intendo divagare, ma sicuramente meriterebbe un discorso piu' approfondito il fatto che in quegli anni i film di Toto' e Peppino, per dire due nomi celeberrimi, fossero considerati volgari, snobbati, in larga parte, dalla critica.

Senza togliere nulla alla grandezza di questi artisti, ma volendo piuttosto blandire il senso della cultura popolare della loro epoca, penso di cogliere in modo sottile il senso del giudizio dei dotti del tempo: e' severo non nei confronti del passato, ogni epoca ha un Plauto a fianco di un Terenzio, e il primo non adombra il secondo, ne' il secondo priva di dignita' il primo, esprimendosi entrambi lunga una stessa direzione, mimando una sorta di estensione del principio di indeterminazione di profondita' e accessibilita', ma dell'attualita'.

Piu' leggo, e piu' sento crescere la mia ignoranza: procedendo cosi non faccio che procrastinare il giorno in cui mi sentiro' in grado di discorrere delle diverse tonalita' di cui si compone lo spettro dell'animo umano.

Ogni giorno la lettura, l'ascolto, su tutto il confronto con te, mi rende edotto di dimensioni che davo erroneamente per scontate, e m'accorgo che ogni immagine in mio possesso non e' che un calco incolore e omogeneo di una ricchissima varieta' di densita' e colori.

Fermati!

Parlaci di tasse, culi, puttane e baci adesso!

Nel mio sogno, i ruoli si sono scambiati: non e' piu' Aldo Fabrizi l'ispettore del fisco, ma Toto', e il commerciante e' Peppino de Filippo, che e' assente nella pellicola originale.

La flemma faticosa e dovuta piu' alla massa spropositata che non a una virtu' di carattere di Fabrizi, fa di questi la spalla ideale per un acrobata dell'inganno come Toto': e tuttavia nel mio sogno manca la dimensione giocosa del film, e tutto si svolge con lentezza e ordinarieta'.

Toto' appare appena.

Entra, il negozio e' opulento, arazzi alle pareti e stucchi un po' ovunque, e de Filippo non e' in preda alla paura.

Invita invece il commissario a seguirlo in ufficio, dove tutti i registri, in regola, verranno mostrati con l'aiuto di un segretario.

Prima di entrare nella stanza dove la contabilita' e' tenuta, de Filippo per un errore di recitazione, io infatti sto sognando le riprese del film, voltandosi, sfiora con la mano il sedere di una commessa.

La prontezza dell'attore e' impressionante: un 'pardon' non in copione sembra poter risolvere quell'imprevisto, il registra e gli altri sulla scena riescono egualmente a seguire l'improvvisazione, ma io protesto.

'No, va rifatta la scena' dico.

Non riesco a capire quale sia il mio ruolo, non sono il regista, ma devo rivestire una carica importante, visto che nessuno osa protestare la mia decisione, che so bene costare molto in termini di pellicola (PS: qui sicuramente e' intervenuto il ricordo dell'incidente di quando un operatore di scena, scoppiando a ridere durante la celebre scena della 'lettera' in 'Toto, Peppino e la Malafemmina', fu quasi licenziato a causa della quantita' di pellicola andata sprecata).

Che Peppino abbia toccato il culo alla giovane sartina, pur avendolo fatto senza alcuna malizia, mi urta.

Si, mi urta moltissimo.

Riprendiamo a girare, ma nonostante numerosi tentativi, la scena non fila via piu' liscia come la prima, che io ho voluto interrompere.

Una volta uno sbaglia battuta, un'altra volta i tempi non coincidono, e de Filippo raggiunge la porta che ancora non ha finito di parlare: sempre, allora, bisogna ricominciare da capo, e non piu' sono io ad imporre quest'ordine, ma sono gli stessi attori, quando non il regista, a decidere cosi, in autonomia.

All'ennesimo errore, Peppino impazzisce.

Si scaglia sul regista, ma con una parvenza di violenza che non ha nessun effetto reale.

Sta recitando.
Lui, e gli altri, hanno cambiato copione.
Il film non e' piu' l'originale che mi aspettavo, ma qualcosa di diverso e surreale.
Ora l'argomento sembra essere il ruolo dell'attore nella cinematografia, lo stress che circonda gli artisti e cosi via.

La scena successiva vede Peppino camminare lungo un sentiero di montagna.
Sullo sfondo, oltre una chiesetta che sembra essere la sua destinazione, riconosco bene il monte che sovrasta la mia citta'.

Sono emozionato quando sento la voce narrante fare il nome del mio quartiere, e sapere che li, dove sono nato, andra' a concludersi il film.

Peppino entra in chiesa, so che li l'aspetta il resto del cast, ma le immagini si fanno a questo punto confuse, e io mi ritrovo in un altro ambiente, diverso, dove e' la passione e una fortissima tensione erotica a legare assieme le immagini.

Devo essere in un bordello o qualcosa di simile.

Da dietro una parete, sento le voci di una puttana e di un suo cliente.

Riconosco la voce della donna, la conosco ma non frequento assiduamente.
La desidero ardentemente.

Dopo aver finito il lavoretto nel quale era impegnata, e mandato fuori, felice e sollevato, l'uomo, mi chiama a se'.

E' vestita di lingerie nera a esaltare carni sode e snelle, e' bruna, alta, perfetta.
E sa di essere bellissima e sensuale, e sa di poter far impazzire e godere un uomo.

Mi colpisce soprattutto la sua capigliatura, folta e un po' selvatica, che qualcuno potrebbe trovare stonata rispetto la biancheria d'alta classe di cui e' svestita, ma che per invece e' tremendamente provocante.

Mi offre il suo corpo, ma capisco che lei stessa desidera intensamente un po' di piacere.

Non sono uno qualunque per lei, e la cosa mi sorprende, sia perche' non credevo di volerla io, sia perche' ero sicuro che lei non mi desiderasse.

Non facciamo sesso, per quanto entrambi si sia eccitati, e lei mugolando non nasconda la concupiscenza che ne ha sciolto le carni, disteso ogni muscolo, liquefatto tutte le resistenze alla penetrazione.

Solo, la divoro di baci.

Tutto un suo seno mi sta nella bocca, spalancata, e lo succhio con avidita', dall'attaccatura al petto, massaggiandolo in bocca con movimento delicati, e lo sento gonfio, sfiorarmi la superficie interna delle guance, e lo lascio fuoriuscire lentamente, e disegna allora la saliva che cola ellissi sempre piu' sottili man mano che sfila.
Finisco per averne dentro solo il capezzolo, che torturo con volutta' serrandovi attorno le labbra, e poi passo al suo sesso, di cui mi sembra di nutrirmi tanto e' dolce e tenero.

APPENDICE: POMPINI E SESSO ORALE

Non sono mai riuscito a vedere nel sesso orale fatto a un uomo, detto fuor di metafora pompino, un gesto d'amore.
E' sicuramente molto eccitante, proprio perche' vi immagini un dono ambito, o qualcosa di vagamente proibito e sconcio, e le cui mille varianti corrispondono a diversi gradi di indecenza e licenziosita'.
La sua massima espressione, spruzzare il proprio seme sul viso di una sconosciuta, vederla giocarci o ingoiarlo con avidita', nella mente dell'uomo implicano una dominazione totale, incondizionata: ti ho conquistato a tal punto da costringerti a questo, quindi tu donna, selezionatrice, devi aver davvero visto in me un ottimo esemplare per esserti portata fino a tal punto pur di garantirti intimita' con me.

Certamente anche il semplice sesso vaginale occasionale implica una dono, ma dopotutto in termini di coinvolgimento e' assai piu' simmetrico e problematico: li entra in gioco la capacita' di farla godere, e quindi, in caso contrario, di deluderla e dunque di sentirsi poi non all'altezza.

Nel pompino invece e' quasi impossibile sbagliare: lei dev'essere capace solo di fartelo drizzare e gonfiarti i coglioni con abile gioco di mano e di lingua, e intercettare quanto piu' sperma possibile.
Tu devi solo prendere in mano la situazione, fuor di metafora, e due, il cazzo, se non e' in grado di farlo per bene, e procedere come da masturbazione consueta.
Lo scopo dopotutto non e' tanto l'orgasmo quanto appunto la soddisfazione d'averla fatta mettere sulle ginocchia e preparata a una doccia di sperma li, in quel cesso di discoteca, e sapere che se ne andra' a casa con un ricordo tuo sulla camicetta, che la obblighera' forse a qualche bugia circa certe macchioline impertinenti.

Costringere una donna che hai appena conosciuto a mentire, a umiliarsi, a sceglierti in modo tanto evidente: ecco cosa cerca un uomo in un pompino.

Ed ha maggior valore in quanto egli si convince di non dare nulla in cambio (e cosa invece questo significhi per una donna, non posso essere certo io, uomo, a dirlo).

Viceversa, in attesa sacra di fronte al sesso intravisto solamente di una donna seduta con le gambe appena aperte, o allargandole poi completamente quando lei e' sdraiata e nuda e ormai ha perso ogni pudore, e li far combaciare la lingua alle sue superfici piu' accidentate, e solleticarne i punti piu' sensibili, e in definitiva prendersi cura del nido della sua femminilita', io penso si possa davvero fare l'amore.

Sia chiara una cosa: evviva i pompini con le sconosciute, con le troiette mezze svestite che se ne vanno in giro nelle sere del weekend e comunque non me la daranno mai, ne', a maggior ragione, mai tasteranno all'altezza della patta dei pantaloni, o si abbasseranno sulle ginocchia per cercare il mio cazzo.

Ma niente giochi di dominazione tra di noi.

Non tra di noi.

Prima l'amore.
Un carico infinito d'amore.

E dopo, molto dopo, e penso che saremo in grado di arrivarvi senza perdere un briciolo di dignita' e rispetto, i pompini e tutto il resto.

Ma prima l'amore.

2 comments:

  1. Carino <3

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    21:45:55 -- 1 minute ago

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