Thursday, 20 October 2011

Silvia e Alice



E' la seconda volta che un mio pensiero avvicina le figure di Silvia e Alice.

In una prima occasione, e' stato il caso, un'immagine finita in internet, a chiudere questo folle circuito.

Sorridente e vaga, in posa per un fotografo sconosciuto, in uno degli angoli piu' suggestivi di Praga, guardarti, Silvia, era ovviamente ricordarsi di Alice, e dunque ritrovarsi con mille domande, e altrettante certezze della mia esistenza.

Ieri e' stato l'inconscio, le sue leggi che non conoscono logica, a metterle l'una accanto all'altra.

Eri bella, stanotte, nel sogno, come sicuramente sei ancora.

Sto attendendo fuori dalla porta che finisca una lezione.
Accanto a me, un ragazzo.

Mentre muti aspettiamo, ci raggiunge una donna di una certa eta', piuttosto mal fatta, un po' grassoccia e vestita con poco gusto, e dai modi gentili.

Non riesco ad associare nessuno dei presenti a persone conosciute.

La donna, che si presenta come un'insegnante, ci chiede ragione della nostra presenza fuori dall'aula.

Il ragazzo e' uno studente, arrivato in ritardo alla lezione, non vuole entrare prima del cambio dell'ora, per non disturbare.
Io, viceversa, so di dover svolgere una mansione di controllo, e devo osservare l'accadere delle cose senza intervenire.

Finalmente squilla la campanella, e facciamo ingresso in aula.

Perdo subito di vista il giovane, e prendo posto in prima fila.

Al mio fianco ci sei tu, Silvia.

In cattedra siede una donna di circa quarant'anni, molto vivace e piuttosto nevrotica.
La sua lezione e' circa le ultime avventure di Tex Willer.

Come sei strana in questo sogno, Silvia.

Sei spaventata, debole, e cerchi il mio abbraccio.
Mi vuoi stare vicina, avere un contatto fisico con me.

Forse ti ricordi dell'amore che ho provato per te, ti ho venerato anche quando non eri piu' una presenza abituale nelle mie giornate, ma solo un accellerare dei battiti del cuore se m'ingannavo, e immaginavo di vederti, e forse tu stessa ora mi ami.

Vedo il tuo seno dare una forma perfetta alla camicia, lo sento sfiorarmi il petto quando ti stringi a me, e siamo vicini come solo due fantasmi, due creature oniriche, possono essere.

Mi carezzi i capelli, e con occhi tristi e timorosi cerchi nei miei promesse di amore, calore, forza.

Tutto quello per cui ho vissuto per anni, i migliori di una vita, si sta realizzando.

Per una volta nel sogno non sono io a cercarti, ma andando ben oltre l'immaginabile di un innamorato insicuro, sei tu a desiderarmi.

Ma io sto pensando ad Alice.

Non provo nulla per te, Silvia.
Nulla per te che ho amato.
Vorrei parlarti di lei, di quanto possa essere eccezionale una donna per un uomo, senza che siano necessari amore o infatuazione.
Non per umiliarti, non per sminuire te o i tuoi sentimenti, ma solo perche' e' vero, ed e' una nuova educazione sentimentale quella che io sto conoscendo.

Ma taccio, perche' so che non potresti capire.

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