Thursday, 13 October 2011

Scendendo le scale

La nostra memoria e' affollata di immagini ad altissima definizione, e a volte, superficialmente, non riesco a spiegarmi come mai il tempo non le abbia scippate al pari di tante altre.

Ci sono episodi di quindici anni fa' che sono in grado quasi di rivivere tanto e' fedele il mio ricordo.

Quella volta che scendevamo dalla scala antiincendio, il mio guardare il cielo denso di nubi un pomeriggio in citta', le sere rosate a passeggio con i miei cani, la sensazione neutra, che avrebbe invece forse dovuto umiliarmi, di un invito a una festa di compleanno rivolto a molti, ma non a me, i mille compagni di altrettanti viaggi in treno ...

Ed il resto?
Ho davvero dimenticato molto?
E scrivere e' ricordare, voler preservare dalla fuga il passato, o forse invece riflettervi?

La coscienza che noi abbiamo di un dato istante mentre lo viviamo, dopotutto, e' assai limitata, non trovi?

L'adesso che tu impieghi per leggere queste parole, come lo riesci a definire nell'esatto attimo in cui lo vivi?

Vi associ un orario, bastano due lancette a fissarlo, un luogo, la scrivania dove tieni il computer, o il divano dove sei sdraiata con il portatile sulle cosce, ed un contorno che gia' rimanda a qualcosa di non intimamente tuo: il bel sole che filtra tra le tende e ancora riscalda il terrazzo, il gatto che dormicchia sulla poltrona, uno swing degli anni '30 che accompagna i tuoi pensieri e la brocca del caffe' che borbotta per richiamare attenzione.

Se queste parole ti sembrano banali, non senti dentro neppure ora un'emozione particolare, e scorrono le righe davanti ai tuoi occhi senza entrare in contatto con quella che davvero sei, e se invece per un motivo misterioso senti dentro muoversi qualcosa, forse ne conserverai la forma nella tua mente.

Ci si convince di dimenticarsi di molti pensieri, ma io credo semplicemente che siano ben poche le occasioni in cui chiamiamo la nostra mente, le sue diverse componenti, quella razionale ed analitica, quella ricettiva ed emotiva, ad essere davvero presente e partecipe alle osservazioni sensoriali.

Mi sembra di non aver vissuto affatto, per come io definisco, e sento, l'esistere.

Passerei interi pomeriggi a scrivere, a cercare di dare un senso agli avvenimenti sciocchi di ogni giorno.

C'e' una commessa del super mercato dove faccio spese che potrebbe avere un futuro nel mondo della pornografia.

Non che sia molto carina, ma e' talmente provocante ...

Di media altezza e non particolarmente procace, ma immagina occhialini sottili e uno sguardo vispo che non conosce timidezza, pelle chiara e liscia, non vi troveresti un'imperfezione o una macchiolina, capelli lunghi, d'un castano chiaro che dice California, tenuti raccolti, una divisa che su di lei e' subito di troppo, un due pezzi grigio scuro con una striscia di verde acceso che segue la linea delle braccia e delle gambe ... ognuno di questi elementi la denuda a prima vista, la fa oggetto di scene ardenti negli uffici deserti del primo piano, o di scappatelle fuori orario nel deposito del seminterrato.

Questo e' un pensiero.
Se la vedo, l'immaginazione non devia verso un desiderio indecente, ti sorprendera' sapere che non e' il mio tipo, ma non resta inerte.
Cerco di proiettarla nei i suoi venerdi sera, quando smessi gli abiti della commessa si infila in quelli della ragazza che fa girare la testa ai bifolchi in Mercedes, o ai risvegli al mattino in letti affollati.

Di nuovo, non ridurmi a un pervertito.

Sto solo pensando ad un'esistenza diversa dalla mia, e dando un valore a tempo altrimenti sprecato.

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