Monday, 3 October 2011

Prendere un the assieme

Per il primo appuntamento con una ragazza, e' bene prepararsi adeguatamente.

Io, ad esempio, ieri mi sono fatto una bella doccia, ho dato una sforbiciatina ai baffi ma tenuto un filo di barba, ho scelto la camicia piu' bella tra le poche che ho portato con me, e l'ho abbinata con un paio di pantaloni leggeri, color cammello, appena stirati.

Prima di uscire, mi sono lavato i denti, e ho risciacquato la bocca con un colluttorio di prima qualita', un ritrovato portentoso che racchiude in se' tutte le qualita' dei migliori prodotti per l'igiene orale e di cui ormai sono dipendente.

Fischiettavo per strada, e sapevo che sarei arrivato, come al solito, in anticipo, ma e' bene, oltre che prepararsi adeguatamente, anche arrivare in anticipo a un primo appuntamento, no?

Visto che il tempo, bello fino a venerdi sera, prometteva ormai tempesta, abbiamo cambiato in fieri programma: non ci saremmo trovati piu' in piazza, alla base dell'enorme colonna che ricorda un ammiraglio o un qualunque paladino di sua maesta' britannica, ma in un locale, un caffe', che lei conosceva bene.

Ho atteso diligentemente le cinque, mica volevo farla sentire in ritardo, camminando su e giu' per la strada, rimanendo imbambolato di fronte a una vetrina di strumenti musicali, o lievemente di sbieco davanti a quella, oscurata, di un sexy shop, in attesa di qualche cliente che sgattaiolasse fuori furtivo, con un pacco proibito sottomano, giusto per fare un minimo di indagine sociale sul frequentatore medio di certi bazar.

Le cinque sono arrivate in un baleno, e un suo sms, 'Gio, io sono gia' dentro', mi ha infine convinto a non aspettarla fuori, ma a cercarla dentro.

L'avevo vista solo in fotografia, e lei pure mi conosceva solo attraverso un'immagine, ma e' bastato un attimo per trovarla.

Era gia' al tavolo, seduta su uno sgabello, e alle prime ovvie parole di presentazione ne sono seguito alcune, mie, di scuse per il lieve ritardo.

Abbiamo iniziato a parlare del mio lavoro, del suo paese, del mio paese, del suo lavoro.

Mi sono alzato un secondo giusto per ordinare da bere, lei ha scelto un the, io avrei voluto una cioccolata, ma visto che la chiacchierata si annunciava lunga ho preferito una bevanda piu' dissetante, e poi di nuovo ho preso posto di fronte a lei, e ancora parole, parole.

Un fiume di parole, e un oceano di pensieri.

Proust, Spinoza, Mozart, Picasso, Miles Davis, i giardini di Londra, il tempo ...

Un periplo dell'umanita' per forza di cose necessita di punti di osservazione che due sole persone non possono conoscere, e sicuramente i nostri ragionamenti erano incompleti, condizionati da limiti tuttavia non sottovalutati.

Siamo andati avanti cosi per circa un ora e mezzo, con qualche risata e molti spunti interessanti, e quindi ci siamo salutati.

Io ho preso una via sconosciuta, che puntava verso casa mia, e lei ha seguito il lungo viale che sale fino al grande ponte.

L'ho conosciuta su uno di quei siti di dating online di cui parlo ogni tanto.
Ne avevo visto alcune foto, e avevo capito che c'era qualcosa che non andava.

Ma avevo anche letto, discusso, e quindi come si puo' rimanere indifferenti?

Davanti a me avevo una ragazza in condizioni fisiche severe, forse peggiori delle mie.
Non so se la sua malattia sia una forma di osteogenesi imperfetta o qualcosa di diverso, ma e' un male di quelli che vanno oltre la metafora, e si esprimono in modo evidente, brutale, piegando, torcendo, schiacciando ossa e legamenti.

Un corpicino minuscolo, fragile, privo della minima grazia, e l'ho immaginata oggetto di scherno dei soliti bastardi, e senza la violenza mascolina che inebria l'umiliato in certi casi.

E pero' soprattutto un essere che vive in una citta' straniera, a migliaia di chilometri dalla sua famiglia, indipendente e senza paura, e che a quell'appuntamento inizialmente fissato per le quattro ha posticipato per aiutare una sua coinquilina.

Io sono un superficiale.

Lo dico sempre a Donna: tu mi sei superiore, tu che riesci a provare un sentimento di passione per me.
Io non riuscirei mai.
Oh, una ragazza per piacermi non dev'essere bellissima, ma sono certo che non riuscirei mai ad amare neppure l'anima piu' grande del mondo, se questa fosse imprigionata in una gabbia d'osse torte e sghangherate.

Ma per quanto superficiale io sia, non lo sono abbastanza da non vedere la grandezza di un essere.

E mi ha lasciato abbastanza senza parole (per quanto abbia parlato moltissimo).

Avrei voluto tu fossi li con noi, o almeno che mi prendessi per mano mentre me ne tornavo lentamente a casa.

PS: qualcosa di simile mi era gia' capitato.

4 comments:

  1. Chi avresti voluto Gio? Li con voi , o a prenderti la mano sulla via di casa?
    Oh, lo so che sembra una domanda invadente e inopportuna, ma non è una domanda che cerca realmente risposta.
    È una domanda però che insinua il dubbio, ovvero...
    "Gio, tu sai cosa vuoi?"
    Perché se lo sai, non temere. Andrà bene :)

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  2. E' proprio così come mi avevi raccontato, ed il mondo tanto vasto e tutto pieno di persone che ridono, soffrono, piangono... proprio come no. Chiuse in gabbie perfette o del tutto distorte, ma l'interno non mente mai.

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  3. Non ne ho idea amica mia.

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  4. Non si puo' mentire in certi casi mia Maraptica bella :-)

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