Tuesday, 25 October 2011

Noi due

Di solito non parlo mai di un 'noi due'.

O scrivo di me, o, alternativa che preferisco grandemente, di un'altra persona, di una donna.

Mi piace, ad esempio, ritrarre a parole, è così che la rinnovo e avvicino, la bellezza irraggiungibile e inattesa di Alice, e subito rivivo un pomeriggio di settembre che non doveva finire, e ancora mi scalda il sole di Praga, e una volta di più sento spirare quel vento che su una terrazza, giocando con capelli biondi e lunghissimi, stabilì per un istante un contatto tra noi.

Un contatto tra noi.
Che attimo meraviglioso amica mia!
Per me, abituato alla solitudine, essere anche solo per caso, effimero ma dolce, 'noi', significa così tanto.

Ma quante volte sono stato parte di un 'noi due'?

Te lo voglio dire.

Tu oggi hai fatto il suo nome, il nome di Alice.

Dopo tanto tempo che non ci sentivamo, sapessi quanto mi sei mancata tu, quanto a lungo ho desiderato di sentire ancora la tua voce, maledico quel vecchio catorcio che ho per telefono che non riesce a riprodurne il timbro chiaro e vigoroso, e di avere conferma di quella forza che non riconosco a nessun altro, e che non si riesce mai a ricordare a memoria, ero già beato.

Hai fatto il suo nome, e, forse l'hai notato, sono rimasto un attimo senza parole.

Sopraffatto dai sentimenti, felice, incredulo.

Ecco, lo sapevo che rischiavo di parlare di voi due :-)

Mi devo imporre di non continuare a raccontarti di te ed Alice, e di tornare in tema!

Noi due.

Non c'è molto di ordinario in noi, e se ipotizzo che la media dell'umanità sia un punto o un intorno in uno spazio a mille dimensioni, per allontanarcene noi abbiamo seguito, più o meno volontariamente, due direzioni opposte.

Tu sei un'amazzone che non evita certo la battaglia, io uno stratega che non ha interesse nelle sorti della guerra.
Tu, e non è neppure una scelta, sei al centro dell'attenzione, e non puoi certo passare inosservata, perchè sei troppo ... sei troppo 'qualsiasi cosa', io tendo a mimetizzarmi, e se per caso qualcuno si accorge di me, mi calo nei panni del giullare, con nessun altro scopo che ingannare il prossimo mio.
Ciò cui tu rimedi con la tua forza straordinaria, io l'ho gestito con una pazienza forse troppo simile alla rassegnazione, ciò che tu chiami ad alta voce, io sussurro, e forse dimentico.

Eppure, in certe telefonate della domenica mattina, o durante una visita in sala di registrazione, e nelle lettere segrete e ermetiche, e in quelle di lusinga e adorazione, io ho capito che siamo 'noi due'.

E lo siamo esattamente come tu avevi capito: in quell'unico modo, niente tacchinamenti, niente lagne, non farmi perdere tempo, in cui possiamo esserlo.

Me lo ha chiesto, il babbo, sai?

'Ma chi è questa Katrin cui hai dedicato la tua tesi di dottorato?'.

Gli ho sorriso, domandandogli se si ricordasse di quel giorno in cui ero al telefono, e poi e gli ho passato 'sua luminosissima maestà'.

Ha fatto un cenno con il capo, come a dire 'Si, mi ricordo', e allora ho annuito.

'Si. E' la ragazza cattiva'.
(e dentro ho pensato ..).
E' quella che io amo.

No comments:

Post a Comment