Tuesday, 11 October 2011

L'urlo

Tutto ha funzionato perfettamente.

Avevamo previsto il numero di combinazioni possibili delle scelte che si sarebbero prese durante quell'incontro tenuto in gran segreto, nel cuore della notte, all'ambasciata Italiana di Three Kings Yard.

In una saletta riservata, in quello che per anni fu un bunker antiatomico e che la fine della guerra fredda ha trasformato in uno studio attrezzato di mille comodità e di tutte le più moderne tecnologie, si sarebbero incontrati l'ambasciatore, un agente segreto italiano, il ministro della difesa del Regno Unito, un rappresentante della famiglia reale saudita e due alti ufficiali dello Shin Bet.

Tra questi, una spia al soldo dell'oscuro volere della nostra organizzazione.

Non si arriva così vicino al cuore, o forse al cervello delle potenze occidentali, a sedere attorno al tavolo dove si prendono le decisioni che plasmano il mondo, senza dare nell'occhio: sappiamo bene che i servizi di sua maestà britannica, allertati da alcune informative della CIA, sospettano che a questi incontri d'alto livello partecipino dei doppio giochisti, ma il grado gerarchico dei soggetti in questione impedisce di trattare il problema con i vecchi sistemi della tortura.

E' allora una fitta rete di spie, pedinamenti, intercettazioni ambientali, quella che si cala in queste circostanze attorno ai sospetti, che dopotutto non protestano neppure per quelle violazioni della propria riservatezza quando non hanno nulla da nascondere, i benefici derivanti da un simile trattamento sono inimmaginabili, o siano sicuri di poter comunicare con l'esterno in modo da non dare nell'occhio.

RIFORMULARE

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