Friday, 7 October 2011

Libri

Durante la nostra ultima cena, e sorrido se penso che è forse stata la terza, al limite la quarta, Giulia mi ha parlato di un libro che ancora non è riuscita a leggere, 'Il rosso e il nero' di Stendhal.

Non abbiamo avuto molto tempo per noi: gli amici, i cari conoscenti che ci erano attorno, delle gradevoli coppie in definitiva, suggerivano discussioni più leggere o esuberanti, e solo per caso siamo riusciti a ritrovarci un po' nel fragile mondo delle letture intense e penetranti, della solitudine più sottile, in definitiva del male di vivere.

Il rosso e il nero ...

Lo inizio questa venerdi sera passato a casa, con il ronzio del frigorifero e il brusio della lavatrice uniche voci a farmi compagnia, mentre fuori la città gode, s'illumina, e coppie occasionali fornicano, e amanti appassionati si uniscono.

Della mia solitudine, rinuncerei solo alla frazione che incontri non necessariamente occasionali ma fugaci e intensi, occuperebbero.

Ogni altro atomo di questa aliena condizione mi è fondamentale, se pure oltre una certa soglia si raggiunge, viceversa, una massa critica.

De 'Il rosso e il nero', noi non parleremo mai, Giulia, per lo stesso motivo per il quale i cinque anni di vita passati nella stessa città ci hanno visti vicini solo poche volte, mentre le mie camminate solitarie e le tue cene con tanti cari conoscenti fiorivano, soluzioni entrambe difettose, temo, di un problema non risolto.

...

Qui di librerie italiane non ne esistono, e comunque io non amo comprare libri che se ne stanno su scaffali ordinati, magari esposti in vetrina in pile ordinate.

Prendi la mia copia de 'Il rosso e il nero', ad esempio.

L'ho scelta con cura: era la più vecchia in catalogo, l'unica di quel traduttore che cercavo.

Non è usato, è letto.

A giudicare dalla grafia di certe noticine a margine, immagino sia passato per più mani, e l'odore, il colore delle pagine, e soprattutto alcune macchie lungo il taglio di testa, suggeriscono una vita di decenni, e quindi viaggi, notti insonni, tribolazioni, e forse in definitiva la morte di chi per primo pose questo volumetto su un comodino, o in uno scaffale, prima che un operaio ne svuotasse l'anima a nome di un erede in cerca di moneta sonante.

Immagino allora questo libro accompagnarsi a Mann o Svevo, a trattati di ottica o a riviste di viaggi e spartiti per pianoforte, e forse quella screziatura sulla copertina è tempera, essiccata, in fuga da un ritratto di donna in riva a un lago dalle verdi acque.

Egualmente i suoni misurano gli anni: le pagine, ruvide, secche, gracchiano alla piegatura, e l'intero volume crepita, come vecchie ossa, se aperto con troppa fretta, senza la cura necessaria.

1 comment:

  1. Un libro porta già in se una storia ricca e unica, se in giro per il mondo, letto, posato, ripreso, girato, lasciato, spostato, vissuto, odiato... diventa un oggetto sacro. Si porta dentro le storie di chi l'ha posseduto, tu passalo quando hai finito, porterà un pò di Gio in giro per il mondo :)

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