Friday, 7 October 2011

La mia donna

Per antrare al'ultimo spettacolo di Beppe Grillo, da poco in citta', non si deve acquistare un biglietto, ma un titolo di stato a rendimento del 2% su base annua dal costo di 118 euro.

Forse a causa del prezzo d'ingresso, quando entro a teatro non mi sorprendo di trovarlo quasi deserto.
Nonostante ci siano molti posti liberi, perdo lo stesso di vista quasi immediatamente i miei amici, e solo, le luci sono ancora accese, in piedi cammino tra le poltrone in cerca dei miei conoscenti in un primo momento, e quindi, rassegnato all'idea di averli ormai smarriti, un buon posto.
Mentre cosi, lentamente, mi guardo attorno, qualcuno dalle ultime file mi chiama per nome, e un po' rudemente mi rimbrotta: 'siediti Gio, non riusciamo a seguire la discussione!'.

In effetti anche se le luci sono ancora accese e il teatro si stia solo ora riempendo, il seminario e' gia' iniziato.

Non e' Grillo a parlare, ma un gruppo di scienziati, o almeno cosi' mi pare.

Prendo posto in una fila deserta.

Si spengono le luci e Grillo, un ottimo comico, gli riconosco diverse buone idee ma gli rimprovero un assoluta incapacita' di dialogo e una superbia senza pari, inizia il suo spettacolo.

Si parla di cani, usati come cavie per monitorare gli effetti delle radiazioni nucleari, e un mio collega dalle prime file inizia un battibecco, fuori luogo, con Grillo.

Oggetto del contendere, le differenze tra la Siberia, luogo ove si sono svolti gli esperimenti, e Roma.

Accanto a me, frattanto, prendono posto due ragazze.

Una, bruna, formosa, non molto alta, occupa la poltroncina alla mia destra.
L'altra, bionda, capelli lunghi, magra, occhiali calati su un bel nasino, con indosso un vestito a maniche corte, si siede a sinistra.

Io, li gia' da tempo, occupo il bracciolo che condivido con la ragazza bionda.
Prima che le lasci spazio, lei poggia il suo braccio sul mio.

Dolcemente.

Ha cercato lei, il contatto.

Ne guardo le ossa lunghe, mi soffermo sul polso sottile, in modo quasi innaturale, e sulle dita affusolate.

Riconosco il mio male, ma in una forma lieve.

La donna bruna ci guarda compiaciuta, bonariamente.

Se mi parla, quella che mi tiene ormai per mano lo fa ad alta voce, ma io riesco solo a sussurrarle poche parole all'orecchio.
Ora che le sono piu' vicino, vedo attraverso la sua scollatura ascellare, il segno delle costole appena incrinate, e una magrezza che ancora l'avvicina a me.

Sto benissimo, e so che lei e' la mia donna.

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