Sunday, 9 October 2011

Il rosso e il nero

Ho appena finito di leggere 'Il rosso e il nero', nella versione tradotta da Mario Lavagetto nel 1968.

Il mio giudizio di quest'opera è severo, ma differisce molto dalla critica, feroce e stolta, che ne fece Prosper Mérimée in una celebre lettera a Stendhal, che riassumo nel seguente celebre estratto:

«Uno dei vostri crimini è aver messo a nudo alcune pieghe del cuore umano troppo sporche per essere vedute... Nel carattere di Julien ci sono tratti atroci, che sentiamo come veri ma che ci fanno orrore. Il fine dell'arte non è di mostrare questo lato della natura umana».

Il limite di quest'opera non si riduce all'aver mostrato le meschinità dell'uomo, ad aver sottolineato 'tratti atroci che sentiamo come veri', ma piuttosto nell'averne presentato una parodia ridicola e fastidiosa, nell'aver accumulato elementi patetici in un intreccio sconclusionato e privo di tensione emotiva e momenti di vera introspezione.

Riconosco all'autore dei meriti, e il mio malessere di questi giorni, dovuto alla lettura, ne sono dimostrazione, ma tuttavia non posso negare che leggendo, sembra alle volte di aver per le mani il diario di un adolescente, o lo script di una telenovela di quarta categoria: se pure non mancano spunti interessanti, sintesi mirabili di concetti, sono questi involgariti da una semplicità di fondo che davvero non posso ignorare.

Mi infastidiscono non nel merito ma qualitativamente la riduzione dei rapporti personali a giochi di molle, a forze di richiamo a crescita lineare, e una prosa che non riesce ad elevarsi abbastanza da sostenere tale riduttivo visione dell'umanità.

Nelle ultime pagine, dove ci si potrebbe aspettare la convergenza attesa fin dai primi capitoli alle grandi tematiche de 'Lo straniero' di Camus, Meursault ha tratti sicuramente non meno atroci di Julien, invece ci si ritrova, quasi sgomenti, a monologhi privi di profondità, e al più scontato e patetico dei finali possibili.

Penso alla cronologia di queste opere: 'Il rosso e il nero' fu scritto nel 1830, 'Lo straniero' nel 1942.
Non mi sorprendo di trovare il primo remoto, quasi ridicolo, ma mi meraviglia scoprire il secondo invece a me adiacente.

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