Friday, 21 October 2011

I fiori


Dove l'ho vista?

E' nella memoria oppure nell'immaginazione?

Quando ero bambino, passavo interi pomeriggi in giardino, correndo tra la magnolia e le canne di bambu, arrampicandomi sul nocciolo e nascondendomi tra i cespugli a fianco del sentierino, sperimentando rimedi naturali contro le ammaccature, o lasciandomi stregare dalla vivacita' del fuoco.

Il pane abbrustolito alla fiamma delle foglie di bambu', nero e croccante, doveva essere ottimo: dopotutto l'ottenevo sfidando i rimproveri del babbo, scottandomi e bruciandomi i capelli.

Nella mente ingenua di un bambino sognatore, non so dire se disgraziatamente gia' a quei tempi, o tristemente ancora adesso, a questi pericoli doveva corrispondere, per una sorta di legge di conservazione, un premio.

Non ho ancora capito se davvero funzioni cosi' il mondo, e se a fronte delle sofferenze, di ogni genere, che collezioniamo in vita, esistano, sparpagliati tra passato e futuro, dei semi di bellezza e vitalita' nei quali riversare speranze, o cui donare lacrime.

Le carriole per me, in quegli anni, erano degli strumenti di lavoro dei grandi.

Me ne ricordo una, enorme, pesantissima, sempre piena di terra o utensili da giardinaggio, che il babbo teneva tra il tagliaerba e il vecchio lavabo.
Era ricoperta di uno smalto bianco, forse una mano di vernice, ma divorata, li dove affiorava il metallo, dalla ruggine.

Dovevo stare attento allora, perche' il tetano, forse la prima malattia che si impara a conoscere da bambini, mi terrorizzava, e il singolo vaccino, un'innocua puntura intramuscolo, rieccheggiava come mito di dolore nei racconti dei cugini o degli amici.

Per anni l'idea stessa del contatto con una superficie arrugginita mi terrorizzo', perfino, e questo e' buffo, dopo che avevo vissuto un male infinitamente peggiore, e subito trattamenti dolorosi, a confronto dei quali una semplice iniezione non era neppure una puntura d'insetto.

In qualche modo, e' questo che ho capito, entro certi limiti ci si abitua al nostro male, ma senza che questo ci renda necessariamente piu' forti verso un male non nostro.

Trovo conferme ancora di questa idea.

Ancora oggi e' cosi: il mio corpo e' d'una bruttezza mostruosa, eppure se devo manifestare una preoccupazione circa la mia estetica, non penso certamente alla scoliosi, o alla magrezza cadaverica: sono piuttosto i capelli che sto perdendo, e maledico quella medicina che forse e' concausa di questo fenomeno, e che non potro' smettere di assumere, ad infastidirmi, oppure qualche piccola infiammazione cutanea sul viso.

Razionalmente, riconosco una follia, ma lieta, in tutto questo, e associo una tenera fragilita' a queste piccolezze.

Il mio residuo di umanita' e' tutto li.

Per il resto, mi interrogo circa definizioni adatte per questo essere confuso, instabile, nevrotico, difficile, scostante che sono io, e cerco di immaginarmi come sarebbero i miei pensieri se le notti fossero piene di sesso, e non letture, freddo, solitudine e amore.

...

Dove l'ho vista?

E' nella memoria o nell'immaginazione?

A quell'idea di carriola, pesantissima, sporca, umidiccia, arrugginita, un giorno ne e' subentrata una diversa.

Non ricordo appunto se abbia veduto, probabilmente e' andata cosi', o solo immaginato, ma oggi per me una carriola e' soprattutto una bizzarra e perfetta terrazza per fiori di ogni colore.

Ringrazio la poesia di chi ha donato un giorno a un rottame di latta, esausto, logoro, incrostato di fango e forse perfino arrugginito, la grazia del fiore.
Ne ho gioito davvero.

E amo chi ha una mente folle e dolce, e non vede in un oggetto solo la sua definizione da dizionario.

Riconosco una parzialita' quasi imbarazzante in quello che segue, ma dopotutto so di un'esistenza sola, la mia, e non riesco ad alienarmi del tutto da un certo egocentrismo.

Amo chi ha una mente folle e dolce, perche' non vedra' mai in me una voce da enciclopedia medica, un mostro da scansare, vivisezionare o canzonare.

3 comments:

  1. Ma anche tu con una carriola a spasso oggi?
    Un baciotto forte!

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  2. Il mezzo di locomozione del domani, sine dubio.
    Non muove forse oggetti, ma pensieri di certo!

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