Friday, 28 October 2011

Gio & Mike

Costruire storie e' moltiplicare la propria esistenza, evadere dalle costrizioni che l'educazione, il tempo e le circostanze impongono.

Scrivere di se', e' dunque simile a immaginare un'immortalita' che, negataci, ha senso in quanto ci permetterebbe di vivere esperienze diverse, e non semplicemente di ripetere, all'infinito, quel canovaccio che apprendiamo nei primi anni di vita, e adattiamo poi con minima spesa alle varie occasioni.

Una vita non mi basta.

Per questo, nei miei racconti, banalissimi ma non per questo meno importanti, ho deciso a volte di rinascere completamente diverso, come a voler gettare dadi, aspettandomi un dono imprevedibile dal caso, e altre volte ho voluto interrogare un destino sottoposto alle stesse leggi che governano la mia vita, ma semplicemente corrispondente a diverse condizioni iniziali.

La conoscenza del tutto, probabilmente, sazia la fame: e tuttavia non c'e' uomo che in una vita possa avvicinarsi a questo completamento, e anzi sono sicuro che la convessita' del problema sia tale per cui per ognuno di noi l'accrescimento del sapere corrisponde a un rinforzarsi del desiderio.

Una simile premessa, non seria ma che avrebbe voluto essere seria, rigorosa, aulica, annuncia chissa' quale grande progetto di narrativa.

Non e' il caso in verita'.

Ieri notte, prima di andare a letto, in qualche modo che spieghero' poi sono tornato a pensare a un'idea balzana che mi venne tanti anni fa.

Una sciocchezza divertente, leggera, briosa, per una vita impossibile, per una commedia.

'Gio and Mike', dove Mike sta per Mike Tyson, il campione dei pesi massimi.

Dopo anni passati in carcere per l'ennesimo guaio con la giustizia, un giudice severo ma giusto concede la liberta' sulla parola a Mike, ma gli impone di ritirarsi dal mondo della boxe, e di condurre una vita di rettitudine e moderazione.

Consigli saggi, ma ormai inutili: i lunghi anni di carcere, le letture, le confessioni con questo o quel predicatore o saggio, hanno cambiato Mike.

Non e' piu' Iron Mike, la brutale macchina da cazzotti che ha steso decine di avversari, ma un uomo di 40-45 anni, paziente e educato da Socrate o Spinoza.

Questo personaggio, e' ovvio, e' pura idealizzazione, e tuttavia mi piacque crearlo a partire dal vero Tyson, che nell'ottica del racconto dev'essere soprattutto imprevisto, inatteso, e quindi, nel modo piu' efficace, sorprendente.

Io sono lo stesso Gio che conosci, solo vivo negli States, magari a New York, e sono perfino piu' distratto di quanto non riconosca d'essere.

Ho ereditato da una vecchia zia una bellissima casa a Brooklyn, o un'altro quartiere residenziale di New York City, e visto che non navigo nell'oro, sono pur sempre un accademico, cerco un coinquilino con il quale dividere le spese.

Ho messo un advertisement, un annuncio, su un sito web, al quale hanno risposto decine, centinaia di candidati.

Mi ritrovo di fatto in una situazione drammatica: in ritardo per la consegna di un lavoro, con decine e decine di application da leggere, ognuna corredata come da richiesta di CV e lettere di raccomandazione, e ben poco tempo per darvi un occhio.

Decido dunque che scegliero' questo Mike, il primo che verra' a visitare la casa, anche se non ne ho letto ne' il CV, nel quale compare il suo passato di boxer, ne' le lettere di raccomandazione, firmata dal giudice di cui sopra, nel quale compare il suo passato di criminale in cerca di redenzione.

All'ora prestabilita, Mike fa ingresso in casa mia.

Io, ovviamente, non lo riconosco.

Gli faccio vedere la casa, gli chiedo in continuazione se abbia domande, non vedo l'ora di raggiungere un accordo, ma a lui sembra andare tutto bene.
Mi chiede piuttosto se ne abbia io, al che rispondo, agitando dei fogli completamente a caso, che no, ho letto il suo CV e la lettera di raccomandazione e per me va tutto a meraviglia.

Insiste, Mike, un po' sorpreso che questo white guy che pesera' si e no 50 chili non abbia problemi ad ospitare in casa sua un mastino capace di sfondare un muro a suon di pugni, ma alla fine si arrende.

E cosi' e' come Gio and Mike finirono per vivere sotto lo stesso tetto.

Le visite di amici e parenti, il loro terrore quando scoprono di avere a che fare con il tremendo Iron Mike, il mio stupore 'Ah, davvero lo conoscete? Che buffo!', il fondersi di due vite diverse ma egualmente paradossali, la pazienza di un gigante e le follie di un gracile, le incomprensioni e i punti di contatto, sono gli ingredienti alla base di quello che non sara' mai un racconto, ma e' un'idea bizzarra alla quale pensare prima di addormentarsi.

A meno, e' ovvio e assurdo, che Alice non voglia lavorarci sopra con me.

Eh si.

Perche' a me di Gio, Mike e compagnia non interessa un bel nulla.

Io era ad Alice che pensavo ieri notte.

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