Tuesday, 13 September 2011

Un quadernetto giallo

Per lavorare nel Regno Unito ci si deve munire di un National Insurance Number, qualsiasi cosa questo voglia dire.

Ora, data la mia attitudine a incasinarmi per nulla, ad affogare in un bicchiere d'acqua quando si tratta di burocrazia, regolamenti e protocolli, fin da quando la segretaria del dipartimento mi ha comunicato questa necessita', gettandomi nel panico vista una serie impressionante di drammatici precedenti, mi sono subito messo diligentemente all'opera per pianificare un'indolore esperienza d'ufficio, e minimizzare i rischi di espulsione immediata e definitiva dalla terra di Sua Maesta' Britannica.

Avevo preso ieri un appuntamento per le 11:35 am, e con una buona mezz'ora di anticipo ero gia', stamattina, nei pressi della destinazione.

Non insisto sulla scenetta, dal di fuori devo essere davvero sembrato un demente, di me che chiedo a una ragazza dove sia PincoPallino Street, lei ha sgranato gli occhi, e con l'indice ha segnalato a circa tre metri di distanza l'elegante targhetta di PincoPallino Street, perche' dopotutto non e' significativa ai fini del mio proponimento: una distrazione simile non si nota neppure, e non ha significato, quando protagonista e' un uomo un po' miope.

Entrato nell'ufficio, la scritta pull non e' sufficiente a farmi capire che non devo spingere ma tirare, e quindi per l'ennesima volta ho rischiato di scardinare la porta o lussarmi una spalla, un energumeno mi ha accolto con modi gentili e una parlantina spiazzante, ancora non sono abituato all'accento del luogo, e solo dopo un attimo ho capito che mi invitava ad attendere li, seduto su una delle molte poltroncine azzurre distribuite attorno a tavoli coperti di volantini che invitavano ad iscriversi a non so quale corso d'aggiornamento.

30 minuti di attesa prevista.
Noia? Impazienza? Stress?
No, non le conosco quando non ho impegni urgenti, delle priorita' davvero importanti.
Era invece la gioia, immensa, di poter pensare per tutto quel tempo.

Gia' mentre camminavo per strada avevo iniziato a girare attorno al significato di un certo risultato matematico, un apparente paradosso che finalmente si scioglieva perche' considerato partendo da una prospettiva diversa, piu' ampia, e mentre integrali di volume e condizioni al contorno danzavano nella mia mente, tu egualmente facevi capolino, ed erano le parole di certe lettere, ed intuizioni reciproche, a tirarmi per la giacca, e farmi salire, o ruzzolare, nel mondo delle idee, quella dimensione che, da apolide del mondo, ho fatto mia dimora, e dove ti ho incontrata.

E' scivolato fuori in quel momento dalla mia borsa il quadernetto giallo dei miei appunti volanti, ma ancora era troppo presto per le parole, che' ancora si accumulavano suggestioni sfumate.

Non posso proprio recidere il legame con la matematica, ne' dimenticarne l'approccio, perfino quando mi riferisco ai moti sottili dell'animo.

E cosi' il nostro mondo delle idee era un sottospazio della realta', ortogonale a quello della fretta, dei nostri difetti, di quel che di terribile temiamo d'aver dentro, e che sicuramente sappiamo, scioccamente, surclassare tutte le nostre qualita'.

E su questo concetto di mutua indipendenza costruivo le fortune di certi incontri, e la sede delle affinita' elettive che non conoscono contaminazione d'attriti e noia ...

Un asciutto 'Mr Gio', rivolto da un segretario, mi ha riportato alla realta', spezzando la catena di pensieri sul piu' bello.

Mi ha fatto prendere delle scale, sono salito al primo piano, e li un altro impiegato di nuovo 'please take a seat and wait'.

Ho atteso un paio di minuti, e questa volta mi imponevo di non finire preda dei sogni, dopotutto da un momento all'altro aspettavo la chiamata definitiva, quando la mia attenzione e' stata catturata da un quadernetto giallo che degli impiegati, oltre un bancone, si passavano l'un l'altro incuriositi, quasi sospettosi, sfogliandolo e scuotendo la testa.

Ho frugato nella borsa: assente.

Ho realizzato che su quei fogli avevo accumulato una serie di informazioni importanti, e a costo di bruciare tutta la credibilita' eventuale, mi sono fatto avanti, e nello stupore generale mi sono reimpossessato di quel quadernetto che 'I don't know how this could happen!' avevo lasciato sul tavolo al piano di sotto.

Vedi?

Questa e' la dimostrazione che io, in quel mondo delle idee, passo davvero una buona parte del mio tempo.

Mi riconosco una quantita' di difetti, alcuni terribili.

Sono sicuramente lunatico, e capita che abbia necessita' improvvisa del silenzio, e che la compagnia perfino delle persone che amo mi diventi invisa.

Non darei di me un ritratto autentico senza accennare almeno ad alcuni tratti di debolezza, una goccia di quell'ipocrisia che ci fa tacere per evitare discussioni, o sillabare frasi di circostanza per salvare le apparenze, ed un'incapacita' di gestire l'aridita' sentimentale di 32 anni di solitudine.

Mille altri ne puoi aggiungere tu.

Ma non nascondo i miei sentimenti, ne' gioco con quelli altrui.

In queste pagine spesso ho parlato di donne che amo, e tu che leggi forse ti riconoscerai tra queste, che tu sia Alice o Donna, o un'altra delle mie meravigliose, uniche amiche.

A volte le ho confuse assieme, sovrapponendo in modo folle emozioni suggerite da una a ricordi mormorati da un'altra: il risultato, lo ammetto, e' stato in quei casi assolutamente incomprensibile.

Non lo faccio per malizia, ne' per giocare con triangoli o altri poligoni, o nascondermi, o paludarmi in una sciocca strategia.

E' un fluire di una coscienza, la mia, di cui non sono padrone.

E qui dentro, l'unicita' di Alice non adombra quella di Donna, e la dolcezza infinita di Sarah non accenna alle tue idee amiche, e l'intelligenza di Silvia, le sue riflessioni zuppe di lacrime e forza, non si possono trovare in nessun'altra.

Oh certo, non ci si dovrebbe comportare cosi, lo so bene.

Si dovrebbe avere una donna con la quale vivere, e al limite un'amante con la quale scopare, o se proprio occorre andare a puttane per fottere.

Ma qui nel mondo delle idee, noi facciamo cosi.

5 comments:

  1. Evviva!
    Che bello poter prescindere dalla coerenza corporea!
    LE IDEE SONO PROMISCUE!
    Non c'è padrone e non c'è territorio da segnare, non ci son scuse ne giustificazioni.
    Tutto è tutto, perché niente è tutto :D

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  2. Non ti smarrire sulla via.
    Per stare in ascolto non occorre che lo si dica.
    Togli la quintultima riga e le successive.
    Un abbraccio

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  3. Ti voglio bene Silvia, e non e' abbastanza.

    Quelle ultime righe sono come il brusco risveglio di oggi, quando quel tale mi ha chiamato.

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  4. Siete una ragazza fortunata voi, Issohardtosee.

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  5. Risveglio da cosa?
    Io non ho mai capito dove stia quel confine
    che chiami risveglio,
    e cosa stia da una parte o dall'altra.
    Spesso il risveglio è solo timore di rimanere in ciò che ci piace

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