Saturday, 17 September 2011

Straniero

Al lavoro sarà essenziale essere socievole, simpatico, ben disposto nei confronti di tutti.
Detta tra noi, non mi costerà, e dopotutto credo che riuscirò ad avere un rapporto buono con gli studenti e gli altri miei colleghi.

Dovrò piuttosto impegnarmi parecchio per addomesticare un metodo che al momento conosco solo sommariamente, e sicuramente passeranno mesi prima che mi senta qui a mio agio come durante gli ultimi anni della mia precedente esperienza lavorativa, quando riuscivo con una certa naturalezza a tenere testa ad obiezioni e critiche, ed ero capace soprattutto di distinguere tra un suggerimento valido e una selva di incompetenze dannose.

Ma resterò uno straniero per tutti.

Passeggiavo, ieri sera, per il centro, salendo e scendendo dalle numerose scalinate e i viali che penetrano e cingono il cuore antico di questa città magnifica ed incombente.
Esploravo vicoli, stretti budelli di roccia, tortuosi e un po' tetri, aggiravo isolati e piazze come un'anima in pena.

Non ho smarrito la mia meta.
Non ne ho alcuna.

La figura di una donna perfetta, giovane quanto basta per avere ancora dipinta in volta l'ingenuità, ma adulta abbastanza da mostrarne solo il tratto di stupore e non quello di confusione, tanto meravigliosa da adombrare le amiche con le quali passeggiava, l'invito di un'altra, un po' ubriaca e sorridente, ad unirmi a un ballo, e le lusinghe delle luci, dei ritmi scatenati delle musiche in fuga dai bar affollati ...

Non mi hanno sedotto.

Mentre camminavo, e sfioravo mille esistenze, e incrociavo coppie di fidanzati vestiti alla moda, e mi fermavo un po' stanco a riprendere fiato, fuggiva il mio sguardo la vita mondana, l'aria festosa del venerdi sera.

E tornavano i miei occhi sulle verticali delle alte pareti, più ripide di quelle cui siamo abituati perchè nude, senza terrazzi o davanzali, ed erano un invito a cercare più in alto, ed era la Luna, o più nell'intimita, un seme di effimera emozione, o un'idea della quale consolarsi.

Angoscia, semplice estasi, attesa ... eccoli i nomi delle mie speranze ed inquietudini.

Nelle poche finestre illuminate era scontato cercare l'espressione di quelle moli colossali di pietra, ed era il contrasto tra il freddo, sarà presto gelo, che mi attanagliava li fuori e il calore che si nascondeva in quelle stanze a illudermi che forse, dentro, a nessuno e' interdetta un po' di serenità.

Finalmente era ovvio.

Io sarò straniero fin quando, con la testa rivolta all'in su o sognando ad occhi aperti, non finirò per scontrarmi con una bella ragazza con la testa rivolta all'in su, e che sa sognare ad occhi aperti.

1 comment:

  1. mi sento
    straniero
    in questa che dovrebbe essere
    la mia città

    cerco
    pastori erranti
    che guardano
    alla luna

    o, forse,
    sono solo io
    troppo
    errante

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