Friday, 30 September 2011

San Diego e l'Oceano

La parola passa quindi a Mauro, un ragazzotto all'apparenza vuoto come una bottiglia bucherellata e che non mi ha mai interessato abbastanza da portarmi a riflettere su questa impressione superficiale.

'Io invece vivo a San Diego, in California'.

Qualcuno allora, ma non so chi, inizia a discutere cno lui degli Stati Uniti d'America, e delle differenze tra le east, lo sconosciuto lavora a Washington DC, e la west coast.

I loro discorsi si fanno subito biascichio indistinto ma non sommesso, e tornano a regnare ancora una volta la confusione in aula, e la noia, e il fastidio del perder tempo, a torturarmi la mente.

Dai primi banchi, sento qualcuno schiarirsi la voce.

E' Milo.

Milo non e' stato un mio compagno di liceo.

E' uno dei due soli blogger uomini con i quali ho stretto un rapporto di vicinanza, ed e' buffo, visto che vive dall'altra parte del mondo.

Dal momento che non lo conosco di persona, l'ho calato fisicamente nelle sembianze di un ragazzo con il quale ho lavorato durante il dottorato, e che forse ho associato a lui in virtu' di certe caratteristiche, fisiche alcune, pelle abbronzata, occhi scuri e fermi, caratteriali altre, calma e maturita', che con consapevolezza sento come proprie di Milo.

Mentre la classe si e' ormai persa nella discussione sull'abbronzatura di Mauro e lo shopping di Manhattan, lui inizia a parlare della sua vita.

Evoca ricche battute di pesca, la sua barca vola a pelo d'acqua nell'Oceano brulicante di vita, e terribili settimane di carestia e immobilita'.

Mentre l'ascolto provo il brivido del contatto tra il piacere di un pasto abbondante e il patire di morsi della fame, e il ciclo di vita e morte dell'esistenza stessa mi appare come crudele, eppure naturale, necessario.

La sete che quella volta gli arse la gola, mi sembra di viverla in prima persona, e godo del sorgere del sole all'alba dalle acque infuocate, del suo aprirsi una via tra nubi striate e dense, e dello spettacolo degli infiniti disegni della volta celeste, che pure i miei occhi non hanno mai veduto.

...

Il luogo di Milo non e' un'aula di liceo, e' evidente.

Quando ancora sono assorto in pensieri non solo miei, lui si alza.

Mi saluta gentilmente, gli altri la dietro stanno ancora parlando di scarpe e borsette, e prende la strada che porta all'Oceano.

E penso che anche la complessita' dei rapporti umani, il dover seguire una strada e non potersi fermare in un luogo, e' pure una legge di natura.

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