Thursday, 22 September 2011

Mille pensieri

Mille pensieri, e solo un attimo per trattenerli.

Stanotte ho sognato Danka, il cane che piu' ho amato.

Giocava nel nostro giardino con un lupo dal manto dorato, capace di balzi tanto eccezionali che sembrava volasse, e un'aquila di pietra, scura e dall'aspetto spaventoso, ma invece docile e incapace di spiccare il volo.

Si divideva Danka, correndo avanti e indietro tra me e loro, e non capivo se era il suo un invito a seguirli, a partecipare della loro gioia, o invece un'ansia, quella di dover decidere tra la compagnia dell'uomo o abbandonarsi invece alla natura piu' selvaggia.

Mi e' capitato alle volte di pensare al cane, e agli animali domestici in generale, come a vittime di una violenza tremenda esercitata da parte dell'uomo: sottratti alle foreste, alla liberta', ad un universo popolato da simili e retto da leggi brutali ma non balbuzienti, queste creature sono state trascinate verso un punto di equilibrio che mi sembra spesso instabile.

Le abbiamo come inchiodate a una croce curva di costrizioni assurde, inscatolate in categorie umane, sottoposte a giudizi e necessita' frutto d'egoismo.

Alle volte mi sembra pure che siamo riusciti nell'intento piu' folle: insegnar loro a provare sentimenti.
Mai viene l'amore disgiunto dal dolore.

Condividono le follie dell'uomo, subiscono i tratti piu' febbrili della ragione, e collari, guinzagli, e recinti li strozzano, guidano, soffocano.

E' stato un sogno un po' malinconico, e pero' portava con se il dolce convincimento che il passato sia parte di un continuo temporale che comprende, in ogni istante, ogni istante.

Neppure nel suo fluire monodirezionale il tempo differisce, almeno da un punto di vista descrittivo, puramente matematico, neppure fisico, a una curva nello spazio, che esiste in ogni suo singolo frammento.

Questi ragionamenti enormi, immensamenti' piu' grandi di me, scricchiolano paurosamente quando le dita picchiano velocemente una tastiera sommersa di carte e appunti.

Avrei voluto scrivere del tempo.
Di certi proverbi di queste parti, di un mio vecchio collega ...

E invece ancora una volta quell'ossessione che e' mia sorella mi requisisce.
Abbandono allora i miei pensieri per tornare a parlare con lei di moda, borsette, lucida labbra, vacanze a Rimini et similia.

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