Friday, 23 September 2011

Gocce di rugiada

Ho camminato per ore, stasera, ed ogni scoperta era un incentivo ad continuare, nonostante la stanchezza ed il dolore che m'aggrediva le ossa.

Consumato un pasto frugale in uno dei tanti locali del centro, ho iniziato un lungo giro senza meta, contento dell'arrivo del fine settimana e della promessa di alcune ore tutte per me.

Sono prima salito fin quasi al castello, osservavo pieno di meraviglia le pareti brune del colle, appena rischiarate da una luce come crepuscolare, e lo splendore diamantino della rocca, e ho seguito poi la lunga via che traversa, declinando verso il mare, la città vecchia.

A ogni vicolo mi fermavo a curiosare: lasciavo che le correnti d'aria mi tentassero a seguire quei cunicoli stretti, quelle anguste gallerie umide e buie, ma ormai m'ero deciso a scendere fino al palazzo, e delegavo allora alla fantasia il compito di intrufolarmi nelle cento alternative che non potevo vivere direttamente.

Si facevano bisbigli i rumori della città, man mano che m'allontanavo dal centro, e le strade quasi deserte, e pochi lampioni le seguivano.

Mi sono seduto infine su una panchina, esausto ma sereno, proprio davanti la cancellata del palazzo, e ho iniziato a riflettere.

Appartengo all'oscurità assai più che alla luce, e sono più vicino alla segretezza della quiete che non alla vivacità della confusione: questa ritrosia alla moltitudine non è tuttavia un'espressione di adolescenziale ambizione di singolarità, ma piuttosto un rifugiarsi o un ritrovarsi, meditato o intuito, in quel 'vivi nascosto' di cui parlò Epicuro circa duemila e cinquecento anni fa.

Li, ed era emozionante e piccolo come il baluginare di una candela nel buio infinito, ho visto una coppia meravigliosa.

Lui era giovane, spigliato, sportivo, forse l'avresti trovato attraente.
Era gioviale e premuroso.
Camminava accanto ad una ragazza obesa, bolsa, affaticata, vestita senza neppure l'ombra del buon gusto, con una terrificante t-shirt blu e dei pantalonacci di jeans sformati da forme sgraziate e troppo abbondanti.

Si tenevano per mano come due innamorati al primo giorno, e si guardavano con ancora una luce di timidezza negli occhi.

Li ho persi di vista un attimo, e poi, io mi stavo ancora riposando, eccoli ancora, e riprendevano assieme la strada principale.
Lui camminava lentamente per non farla troppo affaticare, e parlottavano sul da farsi, ed era solo una scusa, la conosco bene, per fermarsi a riprendere fiato un poco.

Ho immaginato le difficoltà di una relazione simile, quelle che la maleducazione, la stupidità, e tutte le altre manifestazioni della radicatissima insofferenza dell'uomo per ciò che si discosta dalla normalità, impone loro, e sicuramente ne ho indovinate solo alcune.

Ma ho pensato anche che pochi secondi sono stati sufficienti ad avvicinarmi a due ragazzi che ho incontrato un giorno, al limitare di una città ancora misteriosa, e assieme prendevano la lunga salita che porta dove c'è la luce, il chiasso, e mille occhi ciechi, e mille orecchie sorde.

In pace con il mondo, ho ripreso a vagabondare, per finire però in un vicolo cieco.

Ero li che meditavo sul da farsi, quando ho visto avvicinarsi a me un animale che sulle prime ho preso per un piccolo cane, un bulldog francese l'avrei detto, e che poi ho riconosciuto essere un bel gattone nero come la notte, con zampette che erano quattro calzini bianchi.

Si è fermato a un paio di metri da me.

L'ho salutato, convinto che se ne sarebbe andato per i fatti suoi, e invece mi è venuto incontro.

Mi sono allora messo in ginocchio, gli ho presentato la mia mano ... e in un attimo era li a farsi fare le coccole, indecoroso, indecente, fino a donarmi l'ambita ricompensa delle fusa.

Un paio di minuti ...

L'arrivo di un'auto l'ha infine spaventato, e in un attimo è scappato via, oltre un cancello.

...

C'è stato altro nella mia serata.

Decine di belle ragazze, un paio, folli, a piedi nudi, bambinetti che mi hanno chiesto sigarette, un tizio forse un po' ubriaco che mi ha voluto per forza di cose abbracciare quando ha saputo che sono italiano ...

E c'e' stata una camminata alla cieca nell'oscurità notturna in uno dei parchi della città, e poi schiamazzi, risa, commenti di turisti italiani esuberanti e allegri.

...

Resteranno qui dentro solo due mani strette fra loro, due mani che il freddo cercherà di separare, di far rimettere in tasca, e un gatto nero dalle zampe bianche che come me forse li osservava da un punto invisibile, e che quando mi ha incontrato mi è venuto incontro senza paure.

8 comments:

  1. Che bello :) Mondi da scoprire per occhi affamati di novità

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  2. La bellezza è negli occhi di chi guarda, per cui Tu ne avrai sempre in abbondanza

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  3. gobbolino

    il gatto di casa...

    o forse il gatto
    giramondo
    che ti fa sentire a casa
    in mezzo
    ad occhi sordi
    ed orecchie cieche

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  4. Preparati a camminare molto Maraptica :-)

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  5. Grazie a te S.
    Ci sono tornato sopra stamattina, ma mi rendo conto di non essere stato in grado di esprimere quello che ho percepito.
    Grazie.

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  6. Silvia, un giorno magari cammineremo assieme alla scoperta del bello.

    Silvia, tu sei la dimostrazione dei migliori aformismi di Eraclito!

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  7. Sapevo che avresti pensato a Gobbolino Fede :D
    Ma perche' non ti sei firmata?

    Ciao bella tusa!

    Gio

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