Thursday, 29 September 2011

Francoforte!

Mi capita ogni tanto di sognare la mia classe di liceo.

Negli anni questa mi ha accompagnato nella dimensione onirica sia nel senso di luogo fisico, l'aula è quella in fondo al corridoio sulla sinistra, dalla cui finestra, un po' di sbieco, si vede il campanile, e sono intatti i particolari, specialmente il rosso che ritrovo nella intelaiatura metallica dei tavoli, nella porta e negli infissi, sia come ambiente sociale, gruppo di persone di cui oggi ricordo solo nomi, tratti fisici che il tempo ha forse alterato, e che in questi anni hanno accumulato esperienze e ricordi immensi, sicuramente più ricchi, anche se forse meno variegati, dei miei.

Negli anni scorsi era soprattutto attorno a Silvia che ruotavano questi miei pensieri misteriosi, ma ora che mi è divenuta indifferente, forse solo perchè remota, sono altri, e diversi, i richiami che mi conducono ancora a quella porta rossa.

Di nuovo, è Elisa in cattedra.

Non siamo, tuttavia, gli alunni di quei tempi, ma gli adulti di oggi ad essere seduti di fronte a lei.

Come già capitato in tante occasioni, siamo chiamati a dar conto della nostra situazione, e ciò si esprimere nel rivivere, è questo a ricorrere con frequenza nei miei sogni, i primi giorni di scuola dell'anno nuovo.

E' curioso: solitamente questa macchinazione onirica descrive lo scorrere di più giornate, durante le quali la partecipazione alle lezioni, per noi ex studenti, è solo facoltativa.

Mi ritrovo tuttavia quasi sempre desideroso di allungare di un altro giorno la mia presenza al liceo, anche se gli impegni di lavoro mi consigliano di smettere quello che, dopotutto, non è più obbligatorio.

Ammetto che questa tensione a rivivere in quei luoghi un po' mi sorprende: sicuramente gli anni di liceo sono stati interessanti, mi appassionava molto lo studio, vedevo Silvia ogni giorno, avevo un buon amico e qualche caro conoscente, ma da sveglio non torno praticamente mai a pensarvi, mentre invece capita che abbia contatti epistolari con i miei compagni di Fisica, o i colleghi degli anni del PhD.

Chissà ... forse annego in un bicchier d'acqua, ed è proprio questo sottovalutare da cosciente quei 5 anni, e privilegiare altre esperienze, a farmi tornare in quella dimensione remota, familiare e dopotutto semplice.

Essendo il primo sulla sinistra, proprio davanti alla lavagna, tocca anche questa volta come sempre a me iniziare a parlare.

Senza tante cerimonie, presento la mia situazione: mi sono trasferito nel Regno Unito, lavoro all'Università, mi sento abbastanza regolarmente con Luca, che indico con la mano e ricambia il mio saluto.

Dopo di me, prende la parola Veronica, da un banco in fondo all'aula.

Mi giro e l'osservo.

Non l'ho mai conosciuta.

A quei tempi, esisteva per me una sola ragazza, Silvia, e nessun'altra destava in me il minimo interesse.

Certo, Veronica aveva qualcosa di particolare: era intelligente, e lo era specialmente nelle materie scientifiche, dove spesso riusciva meglio di me, ma a quei tempi ogni ragazza esisteva esclusivamente in funzione della mia ossessione.

Ad esempio, se Veronica avesse preso parola durante un'interrogazione, mi sarei girato a guardarla per il semplice motivo che ruotandomi in sua direzione avrei intercettato Silvia, e forse mi sarei illuso una volta di più del suo sguardo.

Veronica ...

Per anni ho lasciato che il ricordo si scomponesse, e non rimanesse di lei altro che il nome e qualche tratto superficiale, come capelli scuri lisci, due labbra d'un bel colore vivo, un lieve difetto di pronuncia.

Tutto poi cambiò di colpo quando qualcuno, Monica, o forse Paola, mi disse che era malata di una terribile anoressia.

Da allora ho cercato sue notizie, e le più recenti mi hanno confortato un poco.

'Io mi sono trasferita a Francoforte' dice solamente.

E una strana euforia si impossessa di me.
Non riesco a trattenere la mia gioia:

'Das is gut! Wunderbar!' dico ad alta voce.

Continua ...

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