Friday, 12 August 2011

Scappare dai nazisti

Per scappare dai nazisti, l'unica era traversare il lago, e raggiungere quel paesino della svizzera italiana.
Non ero solo, dovevo portare mia sorella con me, ed eravamo gli unici superstiti della mia famiglia.
Un tale, non esattamente un tipo raccomandabile, ci porto' di notte, durante il viaggio sul suo furgone eravamo nascosti sotto delle masserizzie e non avevamo idea di dove ci stessimo dirigendo, sulle sponde del lago

...

Ecco, ci siamo, il momento è giunto infine.

'Scendete: adesso è affar vostro: io quello che potevo fare per voi l'ho fatto', dice sottovoce, indicandoci le luci di quel villaggio lontano, la nostra unica speranza di salvezza...
E senza neppure un addio, sparisce, inghiottito dall'oscurità.

Le acque del lago sono gelide, e io mi ricordo d'un tratto che non so nuotare.

Prendo comunque mia sorella, impaurita, per mano, e inizio a camminare sulle acque, come se fosse assolutamente normale.

All'improvviso però, ecco il baleno di un lampo, e una scia luminosa che ci insegue, e infine ci trova: e sono allora le sirene delle guardie, e i latrati dei cani ad annunciare che i nazisti ci hanno trovato.

Non ho paura.

Mi inabisso nelle profondità del lago, e tuttavia anche sott'acqua non mi manca il respiro.

Emergo finalmente sull'altra sponda, ma prima di rivelare la nostra presenza, tendo l'orecchio al chiacchiericcio dei pescatori.
Voglio capire se parlano in tedesco, e allora quel tizio ci avrà ingannati, o in italiano, con il tipico accento ticinese.

Siamo salvi, siamo davvero in un territorio neutrale.

Mi faccio riconoscere, e subito vengo portato, mentre altri prestano soccorso a mia sorella, in un centro medico.

Siamo negli anni '40, e uno come me, con le mie cicatrici, le mie protesi, non passa inosservato.

'Vi donero' le mie conoscenze' dico alla vecchia infermiera stupefatta, in apprensione per me.

E tutto finisce.

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