Wednesday, 10 August 2011

Onestà e intregrità

Viaggiare, soprattutto vivere, per lunghi periodi, situazioni non comuni, e ancora poi il confrontarsi con altri girovaghi, insegna all'uomo dell'uomo molto di più, e assai più semplicemente, che non la lettura, pure seria e approfondita, di libri, ed in misura infinitamente superiore che non quanto possa fare quel germe primogenio che è la presunzione umana.

In questa introduzione, ho nominato alcuni verbi, viaggiare, vivere, che naturalmente lasciano intendere una dimensione fisica nella quale ci si muove o si sosta, ma se non ho aggiunto delle locuzioni esplicite (e.g. 'viaggiare per il mondo', 'vivere in città diverse') è perchè non ogni viaggio si riduce a uno spostamento su una cartina geografica, e perchè si possono vivere esistenze diversissime non cambiando alcuna delle tre coordinate spaziali che identificano il nostro baricentro.

La malattia, o quella varietà più difficile da definire che questa contiene, il dolore, assai più spesso che non le rotte che si possono tratteggiare su un mappamondo definiscono, determinano un essere umano.

L'esperienza mi sta convincendo davvero, e non c'è alcuna presunzione in questa mia affermazione, che è pura illusione l'ecumenicità.

Ho cercato, scioccamente, a lungo, di contenere tutte le persone a me care o vicine, in un unico 'tu', e questo errore madornale mi ha portato ad essere ipocrita, vile, bugiardo, e a macchiare con sentimenti impuri chi davvero ho amato.

Oggi avrei voluto parlare di qualcosa che ho imparato, incontrando altri girovaghi sballottati qua e la sul suolo della madre terra.

E pensavo mi sarei dilungato a discutere della differenza tra onestà e integrità, ma rimando questo compito a un domani.

Dopo quest'introduzione, mi rendo conto invece che devo esprimere con assai più urgenza l'insegnamento che il vagare nella dimensione del male, il ritrovarmi li non solo, mi ha indicato.

Continua ...

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