Saturday, 27 August 2011

Mostri

Conosco questo luogo.

E' il giardino della villa dei miei nonni, dove tante volte, da bimbo, ho giocato, e dove da adolescente, il giorno in cui fu venduta ad altri, nascosi sotto una piastrella delle monete, pegno di un ritorno impossibile.

E' l'imbrunire, e prendendo il vialetto principale m'avvicino alla porta d'ingresso.

Qui mi aspetta la zia.

E' agitata, un tremore l'attraversa, e la paura ingoia le sue parole per sputarne un balbettio incomprensibile.

La nonna è morta da qualche tempo ormai, e io non sapevo che la sua salma fosse ancora in casa.

'Si è mossa' mi riesce infine a dirmi 'e ha farfugliato qualcosa'.

Entriamo in casa, io stupito, lei scossa, e mi indica l'alta scala che sale verso la stanza da letto.

Salgo i primi gradini, e un infermiere mi si para davanti, cercando di fermarmi.
Con un gesto brusco, risoluto, quasi violento, mi faccio strada, e arrivo fin quasi alla bara, semi aperta, della nonna.

Ne vedo il cadavere, ed è terribile.

Il viso che ricordavo amorevole, vivace, sempre illuminato da un sorriso, è ormai scarnificato, annerito dall'addensarsi del sangue in grumi, e la forma spigolosa delle ossa ora costituisce una fisionomia che un tempo fu florida.

Dei tubi collegati a un macchinario entrano le sue carni, e sul capo qualcuno le ha ficcato degli aghi elettrici collegati a un trasformatore.

Un uomo senza volto, un camice bianco privo d'anima, sta come nutrendo quel cadavere.

Quei serpenti di plastica vomitano nel suo stomaco ormai inerte, a forza spingono in quel corpo senza vita delle patatine fritte e della carne, tritate, ridotte a una pappina omogenea e disgustosa.

E alle scariche elettriche si contraggono i muscoli già consumati, e lo sfiatare di gas di decomposizione, o di quei cibi immondi, salendo attraverso la gola, prorompe in suoni bassi, orribili, osceni, brontolii che non possono proprio fraintendersi per parole.

Protesto, ma quello mi ferma: 'Queste erano le sue volontà: tua nonna non vuole morire, e noi la stiamo tenendo in vita in uno stato assistito, vegetale, e quando la medicina sarà progredita, la riporteremo a uno stato cosciente'.

Pieno di rabbia, faccio per salire gli ultimi gradini che mi separano da quello spettacolo terrificante, so bene che quel bastardo si è inventato tutto, e sta ingannando mia zia, facendole credere che la nonna abbia ancora speranze quando ormai è solo meccanica e chimica, ma quando sono quasi arrivato, la scalinata svanisce, e precipito fino al piano terreno.

Sono ora solo nella casa deserta e buia.

Sento che il nonno è ancora vivo.

Lo cerco nella sua stanza, negli ultimi mesi dormiva al piano terreno, e lo trovo seduto in poltrona, quasi paralizzato dalla vecchiaia e dalla malattia.

Piange, perchè non può far più nulla per la sua amata donna.

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