Tuesday, 23 August 2011

... comunque si chiama ...

Ho venduto la mia motocicletta nel primo pomeriggio.

Adesso la Divina Indifferenza se ne sta in un garage dove ragazzi dalle mani sporche di grasso e vestiti di panni umili ma comodi si prenderanno cura di lei, cambiando la catena ormai lunga e i copertoni quasi logori, e dando una sistematina alla frizione, che con il tempo si è fatta dura e un po' imprecisa.

Sicchè oggi, dopo una giornata ancora torrida e stancante, per rincasare ho dovuto prendere il bus che dal centro sale fino al mio quartiere.

Durante il tragitto mi ha chiamato un amico, e abbiamo così iniziato a conversare di varie faccende che dovrò sistemare nei prossimi giorni.

Avevo notato, in un sedile anteriore al mio, sistemarsi due italiani, un lui sulla sessantina, di bassa statura e un po' trasandato, e una donna non particolarmente curata, insignificante nel suo complesso, di quelle insomma che possono aspirare giusto ad un ometto sulla sessantina, di bassa statura e un po' trasandato.

Non credo sia dovuto alla mia malattia, i cui tratti sono evidenti nel mio corpo, ma forse piuttosto alle epatiti, o alle reazioni allergiche ai farmaci, o al coma o all'abuso di antibiotici, di cui pure si può intuire qualcosa osservando la figura malandata di un esserino gracile, me, dalla pelle quasi trasparente e l'aspetto malaticcio, ma sta di fatto che ho qualche problema d'udito.

E infatti durante la mia conversazione più volte ho fatto menzione di problemi di comprensione, e vuoi per il trambusto della vettura affollata o per i rumori del traffico, diverse volte ho chiesto al mio amico di ripetere le sue parole.

Egualmente, non ho motivo di dubitarne, il tono della mia voce era alto, e io comunque non me ne rendevo conto (di solito è mia sorella, se presente, a farmelo notare a suon di ceffoni).

Mentre con il mio amico discutevo di un certo appuntamento, il tizio del sedile di fronte si è girato, e con fare provocatorio e strafottente mi ha chiesto se per caso volessi che la mia voce fosse registrata, visto che parlavo con tanta veemenza (nel contempo la donna sembrava dirgli 'ma lascia correre', o qualcosa di simile).

Senza scompormi, gli ho detto che non m'ero reso conto di nulla, e mentre il mio amico mi chiedeva ragione di quell'interruzione, e avendo capito di che si trattava mi suggeriva di mandare all'inferno quel tale, io rispondevo spiegandogli (al mio amico) che dopotutto quello dell'udito era solo uno dei numerosi problemi della mia patologia, immaginando che quel tale continuasse a seguirmi con il medesimo interesse.

Finita la chiamata, ho atteso.

A un certo punto il vecchio ha fatto per dare una mano ad un'anziana che doveva scendere dall'autobus, e che senza tanti complimenti ha declinato il suo aiuto (che affidabilità può dare un ometto sulla sessantina, di bassa statura e un po' trasandato ...).

A tre fermate prima della mia, la mano della donnetta ha pigiato il bottone di prenotazione della fermata.

Arrivati alla loro destinazione, si sono alzati, e l'ometto come una bollicina è subito sgusciato fuori dalla vettura.

Mi sono avvicinato alla donna.

'Senza rancore' ed avevo un sorriso dolcissimo 'comunque si chiama Sindrome di xxx'.

Quella, non so se più imbarazzata, spaventata o sorpresa, ha replicato con un 'buonasera, arrivederci', ed è scesa, a raggiungere il suo cavaliere.

Una volta sulla banchina, ha forse mimato il gesto a intendere 'quello è pazzo', e quindi l'ho persi di vista.

'Scusi, può abbassare un po' il tono della voce?'.
'Ehy, così ti sentono anche in Canada :D'.

Ma anche, vedendo uno che sembra uno zombie, immaginando che ci sia una ragione, tacere.

Sarebbe stato molto più bello, no?

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