Tuesday, 2 August 2011

Bestemmia

Fin da bambino, e per diversi anni, soprattutto a causa dei miei problemi scheletrici e dunque respiratori, ho frequentato un centro riabilitativo di fisioterapia.

In quel gruppo di giovani pazienti, tra tetraplegici e spastici gravi, io ero tra i meno invalidi, e se pure nei materassino di fronte a quello dove stavo io erano seguito bambini dal destino ben più crudele del mio, per forza di cose mi sentivo a loro affine come, ad esempio, ai compagni di scuola che allo stesso modo vedevo tutti i giorni.

Capitò un pomeriggio, tornando a casa dal centro: dei ragazzi, vedendoci uscire, si lasciarono scappare dei commenti di derisione e insulto che, sul momento, soprattutto mi sorpresero.

Questo pensiero mi ha trovato insonne stanotte.

La bestemmia, per me, è l'enunciazione arrogante e ostentatamente spavalda di una evidente falsità.

Quel 'guarda quegli sfigati', o qualcosa di simile, già per il me bambino era più insopportabile di quelle bestemmie al divino che al limite mi infastidivano o spaventavano un poco, perchè urlate come minaccia.

Io non credo che il sacro sia immanente in ogni uomo.
Transita in alcuni, e non esiste al di fuori di essi.

Nei sentimenti, non necessariamente nei più puri ed armoniosi, così come nel dolore, io l'ho trovato.

L'ho visto!

Era l'amore di una madre anziana e sola per un figlio down dagli improvvisi attacchi di violenza, o la paura di mia sorella bambina, che mi vedeva perdere la pelle, ingiallita dall'epatite.
Ed è nel sapersi riconoscere da un particolare minuscolo, e superare così le centomila ragioni che dovrebbero separarci, e costruire non seguendo un canovaccio.

Sentimenti e dolore ...

6 comments:

  1. Se oggi tu sei il nostro Gio, unico e speciale, lo devi anche alla tua diversità. Lo so, è un prezzo alto quello che paghi, forse fin troppo.

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  2. Ma chi sta meglio di me? :-)

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  3. Si crede che l'essere si formi per imitazione, lo pensavo anche io fino a quando non ho letto Calvino; in uno dei racconti de "Le città invisibili" narra di una città in riva al mare, alla fine di un deserto; questa città, alla fine, per chi arrivava dal mare sembrava, di sera, un cammello con le sue merci in gobba e per le carovane che arrivavano dal deserto sembrava una nava all'ancora, in porto. Il racconto si chiude con una frase che mi ha fatto pensare tanto: Ogni città nasce dal deserto a cui si oppone, non siamo solo quello che vogliamo imitare ma anche e soprattutto quello che NON vogliamo imitare...

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  4. Siete belli figlioli miei, e vi voglio bene (ma al solito ... MOLTO di piu' a Maraptica ;-) ).

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  5. Per una volta che ti scrivo un commento serio...

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