Saturday, 9 July 2011

Psicologia

Uno dei miei più cari amici, tra tutti l'unico a sapere dell'esistenza di questo mio diario, un giorno mi ha consigliato di interessarmi alla psicologia, e di prendere almeno in considerazione l'idea di consultare un esperto in tale disciplina come figura a me esterna, e quindi non soggetta a nessun vincolo di parentela o amicizia, per alleviare il carico del mio malessere.

Devo confessare che non ho seguito che la prima parte del consiglio, e che davvero non riesco neppure a immaginare utile, nel mio caso, il confronto con un dotto.

Ho sondato anche con altri l'argomento, e pur non essendoci unanimità di consenso circa nulla di quanto riguardi la psicologia, ho scoperto che parecchi o vi si sono dedicati o ancora frequentano comportamentisti, junghiani eccetera eccetera.

Mancando, come sempre nelle vicende umane, l'opportunità della controprova con identiche condizioni iniziali, è difficile stabilire se la scelta di avvicinarsi a tale disciplina si sia rilevata per costoro proficua o meno, ma sicuramente in nessuno dei casi a me più prossimi questa si è tradotta in afflizioni evidenti.

Sono anzi abbastanza convinto che il supporto psicologico possa essere di estremo aiuto in un grande numero di casi, e non necessariamente in situazioni riguardanti shock violenti o fobie devastanti, come quelle che possono seguire eventi traumatici quali incendi, attentati terroristici, terremoti violentissimi.

Scrivendo questo messaggio, ho evocato uno dopo l'altro i volti di quanti mi hanno confessato, più o meno direttamente, di essere in analisi: non posso negare che vi ritrovo le persone a me più care, e quelle che più mi amano, e ciò non fa che rinnovare in me la convinzione che quanto mi lega ad un altro è spesso una galleria sotterranea accidentata e oscura, una crepa frastagliata magari anche sottile, ma sempre intima, che non affiora in superficie.

Il motivo del mio disinteresse è allora sinonimo di certi miei tratti caratteriali cui non posso, o non voglio, rinunciare: superbia, e quindi la certezza di non aver bisogno d'un altro per risolvere un problema che non dipenda da una deficienza fisica, curiosità, perchè dopotutto il dolore ci spinge ad un'esplorazione di noi stessi inquieta ma feconda, e la tendenza ad annoiarmi terribilmente degli altri, e quel che ne consegue, ovvero una scarsa serietà nei rapporti umani.

Qualche giorno fa, l'andamento a spezzata del mio umore ha letteralmente scandalizzato un collega, un tedesco mite e ordinato.
E ho scoperto che lui, e non solo, si è fatto l'idea che io sia un po' folle, e ancora dunque sono tornato a discutere tra me e me di questi argomenti.

Detesto essere ottuso, e so bene di rischiare parecchio in tal senso con questo mio atteggiamento: perfino quando è corretto, un pregiudizio è sempre detestabile, perchè tende a farsi metodo facilmente, non credi?

Quindi chiedo a voi non di convincermi a seguire il suggerimento del mio amico, ma di insegnarmi che cosa sia la psicologia, cosa ne pensate a riguardo, quali siano state le vostre esperienze.

Questa è la mia terapia.

3 comments:

  1. Una terapia psicoanalitica è qualcosa che non devi iniziare se sei felice della tua vita...Troppo complesso il discorso. Troppe variabili concorrono a una buona riuscita (richiesta d'aiuto, persona che incontri, tipo di psicoterapia che scegli, nell'ordine, le principali...). Diciamo che è una relazione profonda con una persona che per te diventerebbe importante. Una cosa che cambia sempre entrambi, l'analista come l'analizzato. Spero di esserti stato d'aiuto.

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  2. Ho un amico che la fa da anni, credo non sia stata molto utile non ha risolto quasi nessun problema, le cose che dici allo psicanalista puoi dirle ad un amico, che ti vuole bene, e non costerebbe niente, questo è il mio parere..Alla lunga, come ho sentito, non serve a nulla, non ci si può ripetere, ma se fosse un momento difficile da superare, qualcosa che durasse 4/5 incontri o poco più, si potrebbe anche fare..Il mo parere però è condizionato dal fatto che conosco troppi psicolgi-psicanalisti-psicoecc..perchè ho parenti che hanno avuto bisogno attraverso la laurea di capire se stessi...
    Se non sono stata molto chiara dimmelo pure, me ne farò una ragione:-)

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  3. Vi ringrazio entrambi.
    Quello su cui vorrei interrogarvi è proprio la differenza, forse necessaria, tra 'amico' e 'psicologo'.

    Grazie di cuore!

    Gio

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