Wednesday, 27 July 2011

Pensieri varii e disarticolati su terrorismo, islam, fanatismo e cultura

Mi sono interrogato circa la distanza che separa il 'fondamentalista cristiano' autore dei tremendi attacchi terroristici che hanno insanguinato la Norvegia e il 'cristiano medio', che frequentiamo tutti noi, e come questa si rapporti a quella tra il generico 'fondamentalista islamico' che si fa saltare per aria, e l''islamico medio' che vive chetamente nelle nostre metropoli o in un paese canaglia quale, ad esempio, l'Iran.

Un'identica paura, ma perversioni e interessi radicalmente diversi, ha mosso questo criminale e chi, in un primo momento, ha profittato di questo massacro, addebitato inizialmente alla Jihad, per recriminare contro l'Islam in generale.

Non voglio neppure commentare certe patetiche prime pagine, ed editoriali di fuoco e veleno, perchè dovrei necessariamente essere violento e sprezzante, e l'ultimo dei miei interessi è quello di dare l'impressione di sostenere oltre la tolleranza attenta e vigile che mi muove, l'Islam.

La mia idea, circa lo scontro di civiltà che vedo misurarsi, nella nostra Europa ma non solo, la cultura che ha nell'Ellade il suo seme e quella che trae dagli insegnamenti di Maometto è semplice.

L'immensità del pensiero occidentale, che nasce nella Grecia di Esiodo, Eraclito, Democrito e Socrate, e non certo in Giudea, e che quidi vacilla con la dissoluzione dell'impero di Roma, ma che si riafferma poi nel Rinascimento e sancisce con i grandi contributi di Galileo, Cartesio, Newton e Laplace, scelti tra mille, la separazione tra teologia e scienza, e cbe ha infine in personaggi come Russell, Popper, Levi-Strauss alcuni dei suoi più recenti rappresentanti, non può temere la minaccia islamica, e non ha conseguentemente problemi a riconoscerle un contributo storico notevolissimo (la primavera dell'Islam ai tempi del califfato Abbaside, ad esempio, rappresentò un periodo di supremazia culturale e scientifica dell'Arabia sull'Europa che non ha senso negare).

Noi abbiamo, mediamente, perso fede nella Trinità, e forse scioccamente temiamo chi ha ancora una 'fede' nel trascendente, e c'affanniamo allora nel tentativo, paradossale, controproducente e destinato a fallimento certo, di associare alla nostra identità una componente religiosa importante.

Ma la nostra forza, smisurata perchè basata su costrutti comprensibili, non trae dalla religione: ci viene dalla scienza, dalle conquiste del pensiero laico, perfino da quelle sue declinazioni che si tingono delle tenebre della fragilità umana che abbiamo indagato a fondo e che si è espressa in modo sublime e tremendo nelle opere dei poeti e degli artisti più malinconici e increduli della magnamità di Dio.

Noi siamo arrivati nei più remoti angoli dell'universo con Einstein, abbiamo passeggiato sulla Luna ... non possiamo avere paura di un Mullah!

La nostra forza non si misura nel numero di fedeli in piazza San Pietro, ma nell'esercito di giovani che è nelle nostre università, nei conservatori, nelle biblioteche, nelle manifestazioni a sostegno delle minoranze, sessuali e razziali ma non solo, e che non hanno bisogno di fede, ma solo di intelligenza, sensibilità, umanità, senso civico.

E se temi che la sfida sia impari, e che loro siano troppi numerosi, non dimenticare che noi abbiamo già vinto il cristianesimo intransigente e violento dell'inquisizione.

Secondo me se eviteremo di andarli a pungere in casa loro, dove hanno il pieno diritto di vivere come credono, non avremo molto da temere.

Fermo restando che la pace ha sede solo nelle utopie, sui grandi numeri seguiremo un percorso che avrà soprattutto il nostro carattere.

[PS: noi occidentali ci siamo macchiati di colpe gravissime nei confronti dei paesi del medio-oriente, e siamo pure tanto ipocriti da lamentarci dell'invasione islamica. Non c'è esercito islamico in Europa o in Nord America, e invece le nostre armate hanno invaso e rovesciato regimi in Nord Africa ed Oriente. Questa asimmetria è un'ingiustizia che non giova al nostro auspicio di pace].

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