Sunday, 10 July 2011

Medice, cura te ipsum!

La professione medica non solo mette a contatto, di fatto, con uomini e donne appartenenti a tutti gli strati sociali, ma soprattutto con i loro aspetti insospettabili, a volte inconfessabili.
E così si scoprono tratti bizzarri, che spesso accomunano operai, impiegati, imprenditori, artigiani.

Alle volte, tuttavia, si trovano degli esseri più unici che rari.

Mi è capitato recentemente un paziente, un contadino di una cinquantina d'anni, uomo di quelli che vivono ancora rusticamente, e che capitano raramente in città, e che ancora conosce dunque una realtà già dimenticata in un contesto urbano, vale a dire desueta da almeno un paio di generazioni.

Risparmio il linguaggio colorito con il quale mi ha esposto il suo problema, e credetemi che di perifrasi della parola 'impotenza' ne ho sentite parecchie, ma nessuna disarticolata e confusa come la sua, e tralascio anche i dettagli del suo caso clinico, che comunque mi hanno portato a prescrivergli la pillola blu della felicità, il Viagra.

Gli spiegai dosi, modalità di somministrazione, lo raccomandai di seguire alla lettera le mie indicazioni e di stare all'erta in caso di effetti collaterali importanti, e infine lo salutai, convinto che non l'avrei più rivisto per qualche mese almeno.

Mi sbagliavo di grosso.

Due settimane dopo la visita, me lo ritrovai ad attendermi all'ingresso del mio studio medico, di primo mattino.

Raggiante, mi strinse la mano, e quindi mi presentò una grossa cesta carica d'ogni ben di Dio: formaggi, fusti di vino, olii, frutta, verdure e poi, avvolta in un grosso tovagliolo, una bella torta alle mele.
"Questa in particolare" aggiunse commosso "con i migliori ringraziamenti da parte della mia cugina Carlotta".

Come se niente fosse, mi salutò di nuovo e se ne torno fischiettando sul suo camioncino verde militare, e presa di nuovo la strada della campagna sparì dalla mia vista.

Per un attimo credetti di star sognando, quindi lottai un poco con la mia coscienza, e infine pensai alla severità del detto latino che da sempre ho considerato monito alla mia professione, e alla mia condotta morale:

Medice, cura te ipsum!

PS: Ci ho pensato un po' su, e ho deciso di dare una spiegazione di questa mia pagina bizzarra.
Mi è stato chiesto, via mail, di scrivere di incesto.
A questa probabile provocazione ho voluto rispondere con un racconto che cerca di essere il meno volgare possibile e che sfiora solamente un argomento di cui non mi ritengo in grado di discutere.
Ho anche comunque preso in considerazione l'ipotesi che non sia stato un atto di semplice sfida (il mittente è anonimo).

3 comments:

  1. Non ti lasci "fregare" mai eh amico mio?! :) Bravo

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  2. Grazie figli miei adorati ;-)

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