Saturday, 9 July 2011

La carezza del papa: un sogno dimenticato

Un paio di settimane fa, iniziai a scrivere di questo mio sogno, dimenticandomi però di completarne la stesura.
Oggi non riesco più a ricordare nulla, e però desidero lo stesso pubblicarne la minuta, come l'ho trovata oggi tra le draft, numerose, del mio diario.

Non chiedetemi come sia stato possibile, ma ieri notte ho sognato proprio quell'angolo di mondo dove gli intrighi si salmodiano, mischiandosi, salendo tra navate, croci, sotto gli sguardi severi di santi, martiri e vergini, a parole di carità e amore.

Sono con alcuni miei colleghi in udienza dal Papa.

La sala adibita è piuttosto piccola e spoglia: un rettangolo molto allungato con numerose porte, chiuse, lungo il suo perimetro.
Gli ospiti siedono in una dell'estremità anguste della stanza, di fronte al trono papale, che è posizionato al centro del lato opposto.
Alla destra del trono, sul lato lungo, una nicchia con due sediole per personale del clero di provata fedeltà.
Entriamo, e a fatica troviamo una scomoda sistemazione.
Poco prima dell'ingresso del pontefice, dalla nicchia qualcuno mi chiama, e mi invita a raggiungerlo.
Soprattutto incuriosito, mi avvicino e riconosco Paolo, un compagno delle medie, uno dei pochi di famiglia ciellina dopotutto non odioso, benchè imbevuto di tutte le loro manie, fobie, follie.
Mi suggerisce di prendere posto vicino a lui, e accetto volentieri, chè dopotutto non capita tutti i giorni di poter osservare da vicino un capo di stato, e un'occasione simile di studio è preziosissima!

Rileggendo fino a questo punto, sono tornate delle vaghe rimembranze di quel sogno a galla.

A un certo punto, il pontefice entra.
Tutt'intorno dei bimbi vivaci gli si fanno intorno, correndo e cantando. Varii porporati, se i piccoli fanno troppo chiasso, si adoperano per evitare che l'udienza sia eccessivamente disturbata.

A un tratto il papa mi si avvicina, e mi sfiora con la mano, carezzandomi.
Io resto immobile, cercando di capire quel gesto, e subito Paolo, di cui non dimentico certe follie adolescenziali, emozionato e felice per me, mi spiega che perchè la carezza abbia effetto devo alzare al cielo la mano sinistra, e poi la destra.

E mi viene in mente quella volta in cui, da piccoli, mi raccontò che non andare a messa la domenica era un peccato mortale.
Io, che non andavo mai in chiesa, dovetti assumere un'espressione davvero perplessa.
E allora lui mi spiegò che 'non è che Dio ti fulmina se non vai a messa, ma la tua anima è dannata se non lo fai'.

Non è cambiato, penso tra me e me.
E' rimasto un buon deficiente.

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