Saturday, 23 July 2011

Io testimonierò

Suona il campanello.

E' mattina, e in cucina, oltre la porta chiusa, la mia famiglia sta facendo colazione, mentre io, al solito, girovago per la casa in attesa di uscire.

Apro senza chiedere 'chi è?', chè immagino sia una persona amica.

Mi ritrovo invece davanti una donna dai capelli neri e la pelle olivastra, piuttosto piccola e dallo sguardo cattivo (avete presente Rosy Mauro? Ecco, qualcosa di molto simile).
Arretro un poco, per la sorpresa, e quella subito mi si avventa addosso, azzannandomi alla carotide.
La lotta è impari: cerco di divincolarmi, ma le mie braccia sono linfatiche, e non riesco ad allontanare da me quella strega.
Se provo a gridare per chiamare aiuto, dalle mie labbra non esce che un lamento strozzato, una voce flebile che s'infrange sulle pareti.

Nessuno mi può sentire, e allora aspetto avvilito, che il veleno faccia il suo lavoro.

Il mio veleno.

Finalmente mi libero di quel corpo ormai morente, e mentre le ultime contrazioni spengono la vita di quella miserella, io, annoiato, ricomincio a camminare senza meta in attesa di uscire.

Adesso sono invece ai margini di un campo di calcio.
Si sta svolgendo una partita, con alcune regole bizzarre: una squadra è composta solo da tre elementi, l'altra da un gran numero, e il campo è diviso in due zone, una grande, un'altra piccola, e i due gruppi sono autorizzati a muoversi solo in una delle due zone.
Contrariamente a quanto potrebbe credersi i tre, liberi di muoversi in una porzione notevole del terreno, hanno facile gioco contro quella massa di rinchiusi.

Ammiro la tecnica eccellente di palleggio di quei giocatori, e il portiere della squadra dei molti, una ragazza, può ben poco contro la loro bravura.

Ogni tanto la palla, uscendo dal campo, finisce per rotolare fino ai miei piedi e io dunque, con destrezza, la rimando in campo sfoggiando un'abilità davvero notevole.

Nessuno, tuttavia, pare accorgersene, e io mi rassegno allora a non partecipare al divertimento.

Ad un ennesimo tiro, la palla rotola oltre la porta difesa dalla sportiva, lontano da me.
Uno dei tre si avvicina alla ragazza, chinata per riprendere fiato, e con violenza, nonostante le suppliche della giovane, la obbliga a un rapporto orale.

Io, da lontano, non vedo bene, e quando mi sono avvicinato sta ormai finendo tutto: lei, terrorizzata, piange, grida, si dimena, ma lui con protervia dopo averla sporcata del suo seme, la minaccia e insulta.

Con sorpresa di tutti, entro in campo, dondolando in modo incerto, questo è il mio camminare, fino a raggiungerli.

Lui, lo sportivo, alto, esuberante per forza e salute, non si degna neppure di me.

'Io testimonierò' dico.
'Che?' replica quello, sorpreso a tal punto da non aver davvero capito cosa ho detto.
'Io testimonierò al processo che tu hai stuprato questa donna' scandisco bene perchè quell'animale capisca.
Stupefatto, e quindi rabbioso, quello mi sferra un pugno, e io allora barcollo, cado infine a terra.
'Che questo ti sia di lezione', e mi mostra il pugno.
A fatica allora mi rialzo.
Malfermo, sanguinante, di nuovo mi avvicino a lui.
'Tu oggi hai fatto due errori. Il primo è stato stuprare quella ragazza', e la indico, sporca, piangente ai nostri piedi.
'Il secondo è stato minacciarmi'.

Estraggo la mia pistola e gli apro un buco in pancia.

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