Monday, 4 July 2011

Io, lei e la band

Cosa ci facciamo, io, lei e i membri della nostra band, in uno studio televisivo, onestamente mi sfugge.

Lo spettacolo, qualcosa in stile SanRemo, è appena finito, e i conduttori, le vallette e i tecnici hanno già lasciato il palco.
Restano, al loro posto, solo i musicisti dell'orchestra.
Io, con i miei soci, inizio allora a giocare con una tastiera di computer, creando della musica elementare, improvvisando delle armonie semplici, melodie buffe e ritmi ora lenti ora allegri semplicemente sfiorando le diverse lettere.
I musicisti, che riconoscono la nostra bravura, pur limitata dalle scarse possibilità del mezzo, ridono, di compiacimento.
Come ultimo tocco di genio e creatività, prima di andarcene, lasciamo un bigliettino, un post-it sul monitor del computer, esaltando in modo ovviamente ironico la nostra opera, con parole talmente piene di superbia che è davvero impossibile prenderle sul serio.
'Se volete altra musica di questo livello, chiamateci a suonare'.
Compare dal nulla, e legge il nostro messaggio, una vecchia carampana della televisione italiana, ovvero una Mara Venier che, dal vivo, appare assai più gonfia e decrepita di quanto non sia in video (nota: mi è in verità totalmente indifferente, non so come mai ci sia questo attrito onirico).
Credendo che le risate dei musicisti fossero derisione, piena di arroganza e odio ci invita a suonare, chè è sicura che rimedieremo una figuraccia, e lei avrà facile gioco a farci una predica, tentazione irresistibile per ogni mediocre di questa terra.

Un invito a nozze, per quel che ci riguarda, e che ci permetterà non solo di godere del piacere di suonare, ma anche di umiliare una vecchiaccia piena di invidia, gonfia di presunzione e ignoranza.

Sarà una blietzkrieg la nostra contro quell'arrogante.

Saliamo sul palco, e lei da il via alle danze, con un'introduzione di puro basso, un solo di quelli che lasciano a bocca aperta istantaneamente, già alla terza nota o occhiata (anche perchè insomma, la donna musicista è sempre strafiga, vuoi per la confidenza che ha in sè, vuoi perchè istantaneamente diventa irraggiungibile)



Ed è poi il turno delle percussioni, nel mio sogno suonate da due fratelli che conosco, che, rilassati e giocherelloni, ci danno dentro fino a far tremare le pareti di cartapesta dello studio



e infine della mia chitarra, che non risparmio di certo



In quell'orgia di suoni ed emozioni, l'intera orchestra si tuffa, e tutto, com'è bello, diventa uno!

6 comments:

  1. Ahhhh ...
    il basso è uno di quegli strumenti di cui non ti accorgi che ci sono, finché ci sono, e che se non ci sono svuotano gli altri strumenti. Pura metafisica :-)) Un bacio

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  2. Mi trovo d'accordo con lei ;-)

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  3. Era un pezzo che non risentivo quel mostro di Steve Vai... me lo gustavo con Zappa, quell'altro geniaccio del rock! Tu fai sogni da manuale, saresti la gioia di un analista ;)

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  4. La Maraptica che non ti aspetti ;-)
    E io che ti credevo affezionata ai canti gregoriani e alle nacchere ;-)

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  5. C'è stato un periodo della mia vita in cui ho tentato di suonare il basso, caro il mio collega

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  6. Io mi contenterei di suonarle al nano, caro il mio collega ;-)

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