Friday, 1 July 2011

Il bivio

Da una parte la strada asfaltata, che sinuosa, torturando un quartiere snaturato dal traffico, dove i marciapiedi negli anni sono stati inghiottiti dalla carreggiata, dall'ingordigia di autoarticolati sempre più larghi, carichi delle merci rubate alla montagna e distribuite alla città, dall'altra la mulattiera, pietrosa, nascosta nel bosco umido.

Da una parte la comodità, dall'altra la natura, già selvaggia se paragonata ai colori artificiali dei catiodritti, e l'imprevedibilità, il pericolo perfino di poter scivolare, cadere e farsi male davvero.

Quante volte a quel bivio, da ragazzo, ho voluto rischiare!

La prima volta non conosci le insidie: è la curiosità che ti suggerisce di provare, e il desiderio di godere di quell'atmosfera ancestrale che dona la natura.
Poi, però, torni soprattutto per metterti alla prova, per dimostrarti che ne sei capace.
E se una volta desisti, ci finisci con il pensiero nell'insonnia, e ti convinci che la vita non ha senso se non prendi quella direzione, perchè con la tua esistenza non fa rima la provinciale, le sue corsie ordinate, i segnali stradali che suggeriscono e regolano il traffico, ma con l'accidentata mulattiera, dove devi affidarti ai tuoi riflessi pronti, e sei però anche in balia del caso, chè forse accelleri su una pietra che ti sembra salda, e invece è malsicura.

Qual è il vero motore del mio vivere?

E questa continua sfida a me stesso, questo chiamare a testimonianza l'empirica esperienza?

Forse non mi fido dei magnifici costrutti della mia mente?
E cerco in quello che posso toccare una conferma di qualche genere?

Voglio soprattutto ficcarmi in una situazione in cui faccia capolino la paura, e gestirla.

Cerco la paura, per prenderla di sorpresa.
Perchè quando sarà lei a stanarmi, non mi troverà impreparato.
Non mi deve trovare impreparato!
Chè io sono Gio, il soldatino che va avanti nonostante tutto, come mi dicevano da piccolo.

Un giorno, in un bosco, ho rischiato grosso, e sono caduto, e per un mezzo miracolo ho trovato soccorso.

Ho lasciato passare troppo tempo, e non sono più riuscito a trovare quel sentiero stretto, che a un certo punto si fa tanto ripido che con una moto da enduro è davvero quasi impossibile da superare.

Ci sono tornato però nei miei sogni: e rivivo l'istante preciso in cui perdo il controllo della moto, e le mie gambe non riescono a sostenerne il peso.
Con il tempo, quella sensazione di debolezza si è estesa ad altri incubi: e mi inibisce il contatto con le donne, o la fuga da una bestia, o l'elementare in generale.

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