Wednesday, 15 June 2011

Vera!

Da mesi non faccio più parlare Vera.

L'idea della sua esistenza, d'altra parte, è l'autentico motore che mi spinge a scriverne, mentre il timore che dare voce a un personaggio simile sia assurdo mi trattiene perfino dal pensarvi.

Insomma, se torno a riempire queste pagine di Lei, è perchè oggi mi sembra che non sia poi così folle credervi.

....

Prevalse, infine, la prudenza, e dunque mi presentai, parlandogli fin da subito in Italiano.

'Piacere, io sono Vera, e sto facendo un dottorato in Fisica qui all'Università'.
Tornò a scrutarmi con i suoi occhi castani che le lenti, rovesciate, facevano piccoli piccoli.
Fu li li per dire qualcosa, ma sembrava non riuscire a trovare le parole, e pareva che il disagio di una giacca troppo pesante, uno zaino in bilico su una spalla e di due stringhe slacciate avessero contagiato anche la sua oratoria.
'Scusa, ma sono troppo stanco per essere ridicolo e/o galante' disse a un certo punto, dopo aver poggiato la sua giacca a un tavolo.
'Ti spiace se rimando a domani il solito elogio delle tue forme perfette e tutto il canovaccio standard?'.
Ero allibita, e sempre più confusa.
Crescevano, simultaneamente, i peggiori sospetti di demenza o perversione, ma non riuscivo a scacciare del tutto una vaga sensazione di fragilità, di una gentilezza incapace di esprimersi.

E mi chiedevo se fosse mia, o invece d'entrambi.

Il mistero di lui mi incuriosiva: percependolo inoltre come totalmente innocuo, decisi di sfidarlo, ma non per gioco, bensì per una ragione che da vaga intuizione, con gli anni, s'era fatta solida certezza: io dovevo cercare tra i deviati i miei ... amici.
Amicizia ... m'era interdetta con i colleghi, per quanto brillanti, o generosi, o audaci fossero erano troppo maledettamente diversi da me, e noiosi, pavidi, monotoni.
E degli ometti poi, di cui per un breve periodo pensai di poter riempire la mia vita, facevo un uso pornografico, li consideravo davvero alla stregua di giochi erotici, e spesso senza trarne un vero godimento e patendone un immediato fastidio.

Il risultato era la mia straordinaria, infinita solitudine, e quella nulla densità attorno a me.

Feci una lieve smorfia, e mi diedi da fare per sorprenderlo.
'Non sei mica costretto a fare il deficiente con me, sai?'.
Una luce nei suoi occhi mi fece intuire che, benchè stanco, non si sarebbe tirato indietro.
'Ed ecco che una volta di più le apparenze ingannano ...' aggiunse, passandosi una mano tra i capelli.
Quindi, poggiandosi a una colonna, si stiracchiò un poco.
Scricchiolava come una vecchia vaporiera, il mio Gio, e forse pensava di impressionarmi.
Mi parve stesse ripassando un copione da propinarmi, e allora volli precederlo.
Sgranai gli occhi, e poi, mettendomi le mani attorno alla vita, e gonfiando il petto in modo che risaltasse quanto figa ero, volevo eccitarlo e umiliarlo nello stesso istante, lanciai la mia provocazione.
'Non è ora di fare un tagliando?'
Ecco, ero stata davvero stronza, d'altra parte a questo punto ero in ballo, e non potevo lasciare un punto di domanda tra noi due.
Offeso, inviperito, incapace di rispondermi ... queste erano le reazioni che l'avrebbero istantaneamente eliminato dal novero delle persone interessanti.
Una sola parola, e lui sarebbe stato semplicemente, e per breve tempo nei miei ricordi, solo lo spilungone dondolante di un giorno ad Heidelberg.
'Questa è la fregatura di noi pezzi unici' e sfoderò un altro dei suoi sorrisi apollinei (così li chiama lui!), 'anche se è ora di fare un tagliando, non si trova la materia prima!'.
Ritornai all'attacco:
'Voi pezzi unici ...' ma mi fermò.
'No. Noi' e indicò entrambi, 'Noi pezzi unici'.
Cosa intendeva dire in quel 'Noi'?

Era talmente ansiosa di essere scoperta come qualcosa di diverso da una bella ragazza che mi stavo lasciando ingannare?

E pensavo ...

Gio, perchè non la smetti di parlare in modo così oscuro, o forse dovrei smettere io per prima, e deponi le armi? Dammi un ultimo segnale, inequivocabile, che non sei uno dei soliti cascamorti, fammi capire che con te stasera posso uscire a cena senza che tu pensi a come fottermi stanotte.
Ti prego, Gio, ne ho bisogno!

2 comments:

  1. Eh... anche e gnocche piangono :D
    Che poi... guardami negli occhi Gio, dì la verità... Tu te la saresti Fo**u*a stanotte... Eh?

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  2. Oggi scriverò proprio di questo ;-)
    La risposta comunque è ...
    Temo di no!

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