Thursday, 16 June 2011

Pochi passi

Pochi passi, giusto il tempo di traversare il fiume, prendere una stradina che devia verso destra, salire una scalinata malconcia, i gradini ormai mangiati dal tempo sono lisci come sassi, e non sei più nella città industriosa, grigia e dura come l'asfalto che soffoca la terra, ma in quel che resta del borgo antico, già operoso, ma che ancora poggiava sull'argilla, e traeva energia dall'impetuosa anima dell'acque.

L'odore grasso delle galline, quello dolciastro dell'erbe selvatiche, e poi l'abbaiare dei cani e lo strisciare furtivo, invisibile, delle lucertole tra i cespugli e le fessure dei muri, m'ha accompagnato ancora una volta nella lunga, faticosa salita verso le ultime case che si rannicchiano proprio sotto la ripidissima parete del monte.

Tante volte ho percorso questi lunghi e tortuosi sentieri negli anni della mia giovinezza più acerba.

Vi portavo a passeggio i miei cani.

Spesso solo, altre volte con mio fratello o qualche amico, non mancavo mai di provare una meraviglia autentica, e forse troppo innocente in un uomo di vent'anni, quando, fermandomi un attimo, rimiravo la bellezza intorno a me.

La città, in basso, bagnata dalle acque scure dell lago, l'imponente, aspra roccia sovrastante, il cielo che tutto permeava ...
E mi fermavo, curioso, alle cappelle votive, o sulle panche di quel piccolo cimitero dove davvero credevi i morti si ritrovassero per godere dell'eterno riposo.

Oltrepassando una sbarra, e ignorando un divieto di transito, giunti alla massima altezza si può scendere seguendo un sentiero tutto circondato da reti di protezione.
La zona, lo sa bene il bambino che è in me, è soggetta a frane, e un bosco intricato, lussureggiante, è sopravvissuto con i suoi mille abitanti all'invadenza dei costruttori, proprio grazie al pericolo di frane e smottamenti.

Pensavo a cosa avrei dovuto fare in quegli anni, anzichè nutrire la mia anima, perchè perseverasse nel credere alla bellezza, o alla dolcezza.

Scioccamente, credevo che un giorno, chissà, forse avrei accompagnato lei fin su al bosco proibito, ma anche in una delle altre mille mete che andavo via via collezionando.

Un angolo suggestivo, cui m'avrebbe condotto un sentiero sconosciuto, scivoloso o pieno di spine, non avevano alcun fine se non la condivisione con lei.

Io e lei, e tutto quel che assieme avremmo potuto creare.

Oggi sono tornato esclusivamente perchè ho bisogno di rimettermi in forma.
Lo devo al mio corpo, che il recente stress lavorativo ha sottoposto a ritmi innaturali.
La mia condizione già precaria ho messo alla prova oltre il sensato, e ho bisogno di calorie, sole, emoglobina.

O no?

Forse anche oggi non ho fatto altro che pensare a lei?
Perchè sto scrivendo?

Domani tornerò al punto centrale della mia esistenza: la cronologia di Amore e Psiche.

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