Thursday, 2 June 2011

La schiena

In questi ultimi giorni è tornato a soffiare un vento freddo e umido.

Di nuovo, con invadenza, il mal di schiena pretende di comandare in casa mia, imponendo ritmi e programmi.

Questi discorsi da ottantenne arteriosclerotico penso non giovino alla mia causa (sedurre una bella blogger profonda e simpatica, pronta a donarsi anima e corpo a me: non essere timida, dai!), ma mi definiscono più loro che non tutte le mie fughe nei giardini di piacere immaginario e di perfezione poetica in cui mi rifugio ogni notte, quando chiudo gli occhi e mi scopro in quella provvida sventura che è la mia insonnia cronica.

La mia schiena non conosce la deliziosa flessibilità della tua, che è un filo d'erba dolcemente sollecitato dal vento della sera, o piegato oziosamente da una gocciolina di rugiada al mattino.

E' un blocco rigido, chè delle sbarre metalliche seguono l'intera colonna, fissandone in modo definitivo l'immagine secondo ogni possibile piano di proiezione.

Qualche giorno fa un amico, euforico per un grande successo lavorativo, mi ha abbracciato con trasporto, prendendomi di sorpresa.

La sua mano poggiata sulla spalla sinistra non ha trovato quel volume che s'attendeva, e forse spaventato, di certo sorpreso, me l'ha passata fin al centro della schiena, dove l'attendeva un'inattesa superficie accidentata e priva di morbidezza.

La mia malattia è pleiotropica, ma tra tutte le sue manifestazioni sicuramente quella che riguarda la colonna è quella che più ha condizionato il mio destino.

Per primo si è manifestato quel problema, e la sventura, un'infezione durante il mio primo intervento, ha compromesso una situazione che già di suo era pesante.

Non c'è giorno in cui non soffra di dolori alla schiena, e a volte questi condizionano in modo sostanziale la mia giornata.
Li dietro, ma anche davanti, dove il chirurgo ha aperto la cassa toracica per rimediare ai difetti del mio cuore, la mia sensibilità è alterata, e un semplice contatto può costarmi dolori acuti.

Eppure, sai ...

Vorrei tanto essere toccato dalle tue mani di amante su quella mia schiena storpia, su quel petto piegato dalle bizzarrie dei miei geni che tante sofferenze mi sono costate.

Vorrei che tu imparassi a conoscermi nell'anima quanto nel corpo.
Io con te farei lo stesso.

Così, steso al tuo fianco in un letto, a te abbracciato, baciandoti dolcemente, o solo sfiorandoti con le mie labbra, sussurrando sillabe innamorate, sgraziato come sono e non posso non essere, perfino questo problema che è dentro di me, sparirà.

Perchè tu sarai il mio universo.

Non è questo, l'amore?

(foto non mia).

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