Thursday, 16 June 2011

Illeggibile

Ieri sera sono andato letto presto, infastidito da un noioso mal di testa, ma solo per alzarmi due volte dal mio giusto giaciglio, e guardare di nuovo la luna, e leggere le e-mail ancora, e gironzolare un po' per casa.

E' giunta poi la notte, e con essa hanno preso forma, attorno a me, luoghi remoti, e piano piano l'hanno popolati esseri che ormai non frequento da anni, e cui mai penso quasi mai nelle ore del giorno ...

Sono nell'aula più grande della facoltà.

Li, dove per anni ho seguito le lezioni, mi ritrovo per una volta nelle vesti di esercitatore, e davanti a me non si sono radunati studenti qualsiasi, ma alcuni dei miei compagni di studi.

Fra tutti riconosco Francesco, un ragazzo sicuramente eccezionale: timido, ma capace di attimi da vero istrione, di salute vagamente cagionevole, lo ricordo sempre pallido, eppure tra i più brillanti del nostro corso.

Prima della lezione riguardo i miei appunti: il fine di quell'ora di esercitazione è dimostrare una certa diseguaglianza, e i diversi passaggi mi sembrano davvero ovvi.

Suona la campanella, e nell'aula il chiacchiericcio si fa silenzio.
L'attenzione è tutta su di me, ma non mi da, questo, nessun'emozione particolare.

Con il pennarello saldo tra le dita, inizio a scrivere, ma delle mie parole, dei miei simboli matematici non resta alcuna traccia sulla lavagna.
Cambio pennarello: sono tutti egualmente consumati.

Decido allora di rivolgermi agli studenti solo con la parola, e allora riprendo in mano le mie carte.
Ne ho fatto una pila, le ho raggruppate ordinatamente, allineandole perfettamente facendole battere sulla cattedra, da bravo insegnante.

Tuttavia, quando cerco di rileggerle, scopro di non essere più in grado di capire cosa vi ho scritto.
Inoltre, se improvviso la semplice dimostrazione, mi rammarico di non riuscire neppure a giungere al primo passo intermedio.

Non mi lascio prendere dal panico.

Chiamo Francesco alla lavagna, e gli chiedo se se la senta di improvvisare una dimostrazione.

Accetta.
E come esce dalla fila dei banchi, ecco che le mie carte tornano leggibili, e i passaggi del procedimento assolutamente scontati.
Lascio che Francesco prenda un pennarello, e non mi sorprendo che funzioni perfettamente.

Tutto procede nel migliore dei modi: quando mi sembra un po' in difficoltà, gli suggerisco come andare avanti.

Il sogno finisce qui.

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