Thursday, 9 June 2011

Generatori di numeri casuali e memoria

Oggi, mentre sotto la pioggia rischiavo di scivolare, traversando o forse guadando con la mia Divina Indifferenza i binari del tram sdrucciolevoli e intricati (è capitato ahimè ...), pensavo alla mia vita, e cercavo di pescare con la memoria episodi sepolti chissà dove nella mia mente, e che forse proprio oggi, per l'ultima volta, posso ricordare, prima che vengano inghiottiti per sempre dall'oblio.

Ho deciso che d'ora in poi, di tanto in tanto, metterò in esercizio la mia memoria, sforzandomi di setacciarla alla ricerca di frammenti della mia esistenza, o almeno ricostruendo, a partire da singole particelle, avventure, momenti verosimili.

Prendo un generatore di numeri causali.
Estraggo due numeri, e con il primo determino uno dei 32 anni che mi separano dalla mia nascita, con l'altro il mese.

Oggi torno dunque a pensare al mese novembre del 1998.

Frequentavo allora il secondo anno di Università, e finalmente entravo in contatto con la vera fisica.

Quella disciplina che per azzardo, per nulla oculatamente insomma, avevo scelto diventasse l'oggetto dei miei studi più appassionati e approfonditi, e che al primo anno era irriconoscibile e ingannatrice, mendace esibizionista di sè stessa nelle pagine dell'Halliday-Resnick, ed invece nascosta nelle astruse definizioni degli spazi vettoriali e delle proprietà algebriche degli operatori lineari, finalmente iniziava a disvelarsi.

Ed erano il trionfo di derivate parziali della Meccanica Razionale, o i concetti di distanza traslati dalla geometria del piano agli spazi funzionali a farmi innamorare, a nutrire un sentimento di passione forse un po' folle per un'amante esigente e difficile, ma appagante e terribilmente affascinante.

...

Ecco che emergono i ricordi che andavo cercando.

Il nostro professore di algebra, questo accadde probabilmente nella primavera del 1998 ma non intendo essere pignolo, un giorno, guardandoci con un'espressione che riassumeva in sè malinconia, severità ed affetto, ci rimproverò per la nostra assurda scelta di voler diventare dei fisici.

Insisteva su un concetto che in quella fase della mia vita mi pareva assurdo.
'Con una laurea in fisica', disse, 'con molta probabilità dovrete abbandonare l'Italia', e io tra me e me pensavo che quella fosse l'iperbole di un saggio forse un po' troppo slegato dalla realtà, ovvero di un matematico.

Nel mio caso poi, dati i miei problemi di salute, ero convintissimo che mai e poi mai avrei abbandonato non dico il mio paese, ma Milano, e con grande scandalo e preoccupazione, qualche anno dopo, avrei preso in considerazione l'idea di scendere fino a Roma per lavorare all'IBM.

E invece, evocando ora, uno dopo l'altro, i nomi di quelli che in quegli anni mi furono più cari, a ben più della metà associo un paese che non è l'Italia.

Mi domando se quel patrimonio straordinario, non solo scientifico, che rappresentava quel gruppo di menti, giovani e inesperte ma porose ed entusiaste d'ogni cosa, abbia finito per disperdersi, o invece si sia propagato, e abbia fecondato, generando per contatto con culture e persone diverse, nuove idee ed emozioni.

...

Da poco mi ero trasferito nella casa di Milano dove avrei vissuto per diversi anni, un bell'appartamento che un mio zio, generoso e discreto mise a disposizione di noi due fratelli.
La mattina mia sorella spariva, lei frequentava in centro, e io prendevo invece le Nord fino a Cadorna, e poi con la Verde in un attimo ero a Piola.

Quell'anno seguivo le lezioni nell'edificio principale della facoltà, e le mie giornate le passavo tra l'Aula A, il bar, la libreria sotto la Didatteca dove far scorta di libri della Mir in svendita e i giardini.

Oggi che lavoro nell'accademia, purtroppo dedicando pochissimo tempo alla didattica, intendo l'università soprattutto come ricerca.
Ai tempi tuttavia ignoravo completamente questo aspetto: studiando teoremi vecchi di secoli, modelli che si rifacevano a Boltzmann, Maxwell o Lagrange, pensavo che la fisica, di fatto, si riducesse allo studio, l'insegnamento e l'applicazione semplice di conoscenze che pochi, immensi, s'occupavano di far progredire.
L'idea della conoscenza come processo lento, graduale, e soprattutto frazionato in specializzazioni finissime, m'era totalmente aliena.

6 comments:

  1. E chissà cos'altro ti riserva la vita :)

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  2. Erano anni che non ripensavo a tutte le volte che sono scesa a Piola ...
    Però io tre lustri prima di te :-))

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  3. Essì...bisogna sempre stare attenti ai binari del tram...ed a un sacco di altre cose...

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  4. Ottima idea Maraptica, domani provo a metterci dentro numeri casuali fino al 2030 ;-)

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  5. Xtc, finalmente una buona notizia!
    Ho ancora (forse ;-) ) tre lustri per arrivare alla tua sterminata sapienza e al tuo intricato mistero!
    (tu nel frattempo sarai già arrivata sulla Luna ;-) ).

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  6. Bisogna stare attenti alle belle ragazze, è vero ;-)
    Cmq. non è ieri che sono scivolato, ma l'anno scorso.

    Cordialità collega.

    Gio

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