Thursday, 23 June 2011

Frammenti di sogno

Ti cade lieve un sogno nella mano, e lo poi stringi tanto forte da mandarlo in mille pezzi.

Restano allora solo delle schegge, e persa è l'unità, la forma, e se pure è ancora in quei frammenti, è smarrita per sempre.

Sono nella mia città natale, nei pressi di quella chiesa dove da piccoli ci portavano i professori di cielle a fare recite o assistere a recite.

Pagliacciate di cui si è comunque cibata la mia immaginazione per farne tragedie del buon senso, il cui finale vi svelo subito: alla fine l'intelligenza si suicida.

Mi trovo, con la mia moto, all'interno dell'ampio ingresso di un palazzo.
Vicino a me una ragazza mezza nuda, molto sensuale.
Curve generose delle gambe che convergono in un bacino stretto, un seno che preme sotto una maglietta sfilacciata, ne fanno una preda ideale per me, ma anche per uno sciame di zoticoni che ho in torno.

Decido di andarmene, chè ne ho abbastanza di tutto: dei due di picche, di fare il brillante, di essere un pagliaccio.

Mi metto il casco e avanzo, lentamente, verso il portone.
In quel momento, credo per sfidarmi, o umiliarmi, s'avvicina la bella.
Intende salire in moto con me, ma io penso invece che voglia farsi beffe di me, o peggio ancora usarmi come strumento per alimentare la gelosia e la competizione degli altri villani.
Protesto l'impossibilità di accontentarla, visto che non ha con sè un casco.
Non finisco nemmeno la frase che lei mi presenta un elmetto nero, piu' bello del mio.
Allora riprovo, lamentando che ho dimenticato i miei guanti, e senza di quelli non me la sento di guidare.
Ancora una volta lei taglia la strada alle mie scuse, ed eccoli li, nelle sue manine, i miei guanti.

'Va bene, allora sali' le dico allora.

E' dietro di me, mi stringe forte, come non pensavo nessuna avrebbe mai fatto.
La moto, in due, è pero' molto pesante: mi avvicino al portone, e già temo di non riuscire ad aprirlo, nè a passare per quello spazio angusto. Nelle manovre lente, temo di perdere l'equilibrio, e di far cadere a terra la mia donna.
Invece, che strano, non ho un problema a sgusciare fuori.
In strada non mi aspetta una distesa di asfalto, ma mille ostacoli: pezzi di marciapiedi in carreggiata, coni, rottami.
Ogni tanto le parlo, e la sento, o la immagino solamente forse, con la testa reclinata da una parte, cosi' che un suo orecchio sia poggiato alla schiena, e che percepisca anche da li, dal palpitare del cuore, il fluire delle mie emozioni.

Quegli ostacoli non sono insormontabili.

Li evito tutti agevolmente, dopotutto guido da talmente tanti anni che non mi spaventa una manovra dove si debba dosare il gas, e nonostante quella fatica immensa che sento nelle gambe, e quella continua sensazione di precario equilibrio, vado avanti facilmente.

Andiamo avanti facilmente.

1 comment:

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