Wednesday, 29 June 2011

E domani?

Al mattino m'aspetta una commissione noiosa giù in città.
Rientrerò a casa giusto il tempo di una bella doccia, e poi al lavoro per un party cui devo per forza partecipare.
Sarà l'ultima, o forse la penultima occasione in cui incontrerò i colleghi, ovvero un numero di persone per le quali non sono che un tipo bizzarro, lunatico, di quelli che si fa volentieri finta di non vedere, o che infine si ignora senza neppure questa cortesia.

Per ogni collega che mi riserva questo trattamento, io moltiplico per due il metodo, e viviamo tutti relativamente felici.

Da tempo ho rinunciato al dialogo, e questo non equivale che ad una sotterranea forma d'affetto per quasi tutti, e il desiderio, compiuto, di non averli mai sfiorati.

Poche le persone che mi sono davvero care, e con le quali ho soprattutto avuto dissidi terrificanti e un mare di dolore ad affogarci tutti.

Ma se pure la somma è per certi versi negativa nello specifico del rapporto a due, come al solito dalle difficoltà ho tratto insegnamenti, e una sorta di carta geografica dell'umanità di cui ho fatto enorme tesoro.

Con gli uomini non ho speranze, nè interesse, d'avere rapporti semplici e sereni: è troppo atroce la competizione con chi ti contende una donna, e minima l'empatia con chi ne ha già una, o ne ha avute.
Ma con gli uomini, è una dimostrazione empirica, ho maturato pensieri ed esperienze assai più che con le donne, le quali quando si riempiono la bocca di pietà e tentativi consolatori risultano dolcemente contraddittorie e un po' ridicole, fino a perdere ogni attrattiva che non sia del corpo.
Di donne davvero in gambe non ne ho mai frequentata nessuna, ne ho solo conosciute alcune, distanti, irraggiungibili.
Quella che ho incontrato qui, e di cui per un certo periodo ho riempito ogni mio pensiero, l'abbandonerò per sempre tra pochi giorni, e non sarà stata che una carezza di spilli il nostro incontro.

Partire, abbandonare tutto ...

Mi mancherà la comodità di una città perfetta, la ricchezza, le gite ... e nessuno.

Mi spaventa questa tranquillità, cui non riesco a dare il nome di saggezza.

E' morte.

8 comments:

  1. La tranquillità arriva sempre, e la riconosci dal fatto che non sai darle un nome. Spero il mal di testa si sia liquefatto. Buonanotte Gio

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  2. Quando sarai davvero tranquillo non lo scriverai, sarà lo stato d'animo più pacifico e mutamente presente che tu abbia mai vissuto. Spero accada presto.

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  3. Morte...come diceva il capellone baffuto tutto è relativo, no? C'è un detto, cinese? Sì, cinese, mi pare che dice

    Quello che per il bruco è la fine del mondo per il mondo è una splendida farfalla

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  6. Ma io sono troppo curioso per essere tranquillo.
    Mi annoio subito.
    E poi cosa c'é?
    Io voglio sapere tutto, vivere tutto :D

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  7. Collega, ma che combinasti :D E guarda un po', dai perfino la colpa a me :D

    Distinti saluti

    Gio

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  8. Quando succede qualcosa la colpa è SEMPRE tua, caro EuGIOnio


    :D

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