Friday, 24 June 2011

La grande madre divoratrice

E' andato tutto come stabilito.

Il momento, d'altro canto, era l'unica variabile, chè questi cani io li conosco bene, e so come fiutano la preda, e so quanto ne sono ossessionati.

Auto di lusso, villa immersa nel verde, servitù, tragitto quotidiano tra l'abitazione e la ditta, niente guardie del corpo: 'ecco un altro bastardo da sequestrare, e magari da accoppare se la famiglia non paga' devono aver pensato quegli eroi.

Ricordo benissimo quel giorno, tanto atteso: scendevo dalla collina, e mentre percorrevo una curva stretta e lenta, un camion che da poco mi seguiva mi ha speronato tagliandomi la strada, mentre da dietro una siepe sono saltati fuori due tizi con i mitra spianati.
Mentre uno mi teneva sotto tiro, l'altro spalancava la portiera, e mi strattonava dentro il van minacciandomi di ammazzarmi.

Sbattuto dentro al vano, mi aspettavano altri due eroi: quindi panno imbevuto di cloroformio sotto il naso, e poi bende attorno agli occhi, lacci ai polsi e alle caviglie, e tutto il solito repertorio, cambio macchina, e così via.

E mentre fingevo paura, o di cadere addormentato, Hel, la dea degli inferi, avida mangiatrice di uomini, infondeva in me furia e veleno.

Ed eccomi qui ora, nel buio covo, legato, deperito all'apparenza.
Nella mia cella mi fanno compagnia un nugolo di scarafaggi che mi torturano le ferite aperte, qualche ratto, e un'umidità che scioglierebbe le mie ossa, se fossero mortali.

Ma la mia genia è divina, e inginocchiato di fronte alla grande madre divoratrice ho ascoltato ordini terribili, di morte e sangue, e sto già obbedendo ...

Vuole lentezza, chi ha già stabilito il destino dei miei aguzzini.
Vuole che crescano le loro colpe, chè saranno più prelibati i loro spettri quando li risucchierà il ventre infinito di chi non è mai sazia.

Sono passate tre settimane dal giorno del mio rapimento, e ogni ora si ripete all'infinito, e non esiste sole o luna.
Vedo il mio guardiano una volta al giorno, quando mi porta una zuppa immangiabile e una pletora di insulti.

Mi metto nei panni di un uomo, sottoposto a questa lenta tortura, e penso che chissà, forse il suono dei passi in avvicinamento, egualmente significando nutrimento, violenza, parola, minaccia, davvero deve lacerare la mente, tesa oltre le possibilità della sua elasticità.

Ecco, lo senti?

S'avvicina, il secondino, e porta con sè una scodella sporca e viscida dove ha vomitato il mio misero desinare.

Vi ha sputato dentro, il cane, e non sa non mi ciberò di quell'intruglio condito della sua saliva, ma di un cervello bagnato di sangue.

Il suo cervello, il suo sangue.

La sua mente è piena di ira, chè ancora una volta gli è toccato il turno di guardia al bastardo, mentre gli altri sono a scoparsi le troie giù in città, imbottiti di viagra e pasticche.

Nell'etere che è interdetto agli umani, corre la voce di chi regna sui morti dannati:
'Fingiti morto, e sarà più divertente' mi sussurra colei che tutto vede.
'La tua volontà è il mio comando, madre'.

Attraverso lo spioncino, più bianche del solito sembrano le mie carni, e immobile, in una postura innaturale, davvero sono una rappresentazione della morte.
Con un calcio spalanca la porta, il bastardo, e mi è addosso, mi piglia a schiaffi.

'Cristo, stai già crepando?'.

No, non è una risata quella che ti aspetti in questo caso, vero?

'Ah ah ah ah! 'Cristo, stai già crepando?' Davvero vuoi che queste siano le tue ultime parole? Su, datti da fare, dai il meglio di te!' e non è una voce umana quella che sta parlando, ma il barbaro mormorare degli inferi, nè occhi ma grumi infuocati quelli che, ora che ho alzato verso di te lo sguardo, ti scrutano e già sezionano, e il tuo sangue, mortale, sta gelando, proprio come piace alla grande madre nera.

...

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