Tuesday, 7 June 2011

Coma

Il sogno di stanotte è stato tra i più realistici degli ultimi anni, lasciandomi sospeso in una strana dimensione di angoscia e impotenza per alcuni istanti prima che il suo insostenibile peso mi svegliasse.

Sono all'imbrunire, e in moto, senza meta, sto salendo in collina.
Davanti a me vedo la macchia della foresta che delimita la città, alla mia sinistra le file dell'ultime case.
In una di quelle vivono un mio carissimo amico e la sua ragazza.
Tanto sono legato a lui quanto lei mi è indifferente: ma le ragioni di questo non risiedono tanto in un disinteresse acquisito, chè non la conosco abbastanza per poterla giudicare, quanto nella viltà, mia, di confrontarmi con lo smacco e l'insuccesso che di fatto mi ha portato in primo luogo a scrivere questo diario.

Loro appaiono a volte nei miei sogni, e sempre, anche nei periodi più duri, li vedo felici ed amichevoli.

Forse per questo decido di voltare a sinistra, e avvicinarmi a loro.
Un attimo prima di prendere per quella direzione, il semaforo però diventa rosso.
Allora, non avendo nemmeno tempo di guardare nello specchietto retrovisore, inchiodo, riuscendo a fermarmi solo poco oltre la linea del passaggio pedonale.
Sto recuperando la corretta posizione spingendo a piedi indietro la moto quando un grosso fuoristrada, senza nessuna cura nè di me nè del segnale di stop, mi urta, scaravendandomi oltre la deviazione.

Scosso ma non ferito, mi ritrovo sulla grande salita, la strada ad alta velocità che porta lontano, fuori dalla città.
Riprendo il controllo della moto, pieno di furia nei confronti di quel criminale e di rammarico per non essere riuscito a raggiungere i miei amici, per essere obbligato, ora, a fare un lungo giro per poter tornare indietro.
Il manubrio della mia moto, a causa dell'urto, non è più in asse con la direzione indicata dallo pneumatico, quindi per andare in dritto devo tenerlo leggermente ruotato (non ricordo in quale direzione).
Non senza qualche difficoltà, raggiungo il folto del bosco.
Li mi aspetta ancora il fuoristrada che mi ha scaraventato oltre la mia destinazione.
Ha un atteggiamento chiaramente ostile, ed io non so che fare: in altre circostanze metterei, scalando, la terza, e in salita, caro il mio pick-up, ti farei ciao ciao con il pugno, ma in quel momento sono scosso, e dolorante.
Il montare del traffico dietro di me mi impedisce di rallentare, e alla fine prendo la decisione, con il cuore in gola, di sorpassarlo, di fuggire.
'Questo mi costerà la vita', penso tra me e me.
L'affianco, e come temevo quello sterza con decisione e mi manda contro il guard rail.
Rotolo sull'asfalto, vado a sbattere contro un'auto, infine, immobile, giaccio sulla carreggiata privo di sensi.
E li io sento d'essere in coma, con un realismo che raramente vivo nel sogno.

Ne sono sicuro, e sebbene del coma che mi rapì da bambino non ho ovviamente alcun ricordo, mi pare di risentire le voci e i pianti di mia madre che cercavano di risvegliarmi.

Dura a lungo questa sensazione di angoscia: mentre di solito la paura subito mi sveglia, ho tempo questa volta di riflettere, e di prendere coscienza di quel tempo d'infinita immobilità che mi aspetta ...

Infine mi desto.

Il cuore mi batte all'impazzata, e mi ritrovo disidratato e dolorante.

Sono le 3:42.

Prendo il telecomando del mio stereo lascio che la voce di Arnaldo Foa si prenda cura di me.

2 comments:

  1. solo leggere le emozioni che ti ha scaturito il sogno mi ha messo angoscia, non riesco ad immaginare quanto tu sia stato male.

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  2. E' stato davvero terribile!!!

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