Monday, 16 May 2011

Una di quelle

Oggi è una di quelle giornate in cui avresti fatto bene a stare a letto e non alzarti proprio.

Ma già il mal di schiena ti sveglia di notte, e per quanto tu sia stanco non riesci proprio a fare a meno di metterti in piedi e cominciare a dondolare come un birillo sbilenco in una pista da bowling su un transatlantico che affonda.
Che poi, a essere sinceri, tu a letto ci dovresti essere da sabato mattina.

Cattiva idea davvero quella di aprire gli occhi sabato, pessima quella di accendere la luce, terrificante quella di non digiunare ed aspettare l'evaporazione dell'animaccia tua.

Stamane il capo mi chiama in disparte e mi dice: 'Gio, tu sei davvero in gamba, ma temo che i tuoi problemi di salute peseranno molto nel tuo futuro, e che tu non riesca a sopportare lo stress dei lavori cui stai puntando'.
Non c'è nulla di nuovo qui.
Tantissime volte mi sono beccato un mucchio di complimenti.
Dalle ragazze, ad esempio.
Gio quanto sei poetico, profondo, divertente, sottile, intelligente, poetico (si, lo so che l'ho già detto, ma me lo dicono il doppio piu' spesso che le altre cose) e poi nisba, non ti prendono mai per la mano, non ti sbattono mai contro il muro per fare le cose innocentemente oscene (dipingere assieme la parete della casa che andrete ad abitare, e giocherellare con la vernice, che avete capito pervertiti?).

Una visita ad un ufficio pubblico si traduce in una perdita di tempo, visto che la commessa, brutta come lo Yamata no Orochi giapponese per altro, non ha proprio imparato nemmeno mezza parola di inglese in vita sua (condivido la stessa colpa, lo so, nei rispetti del tedesco), mentre in tram il solito demente in transito mi fa le boccacce insultanti che mi becco con regolarità quando mi trovo in mezzo ai deficienti (che è come dire in mezzo alla gente).

Ora me ne sto qui in ufficio a contare gli aghi di pino del deserto del Sahara.

E a cercare le forze per tirarmi su, o almeno fuori, da questo pantano.

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