Sunday, 1 May 2011

Un mosaico

Ho sognato il mio vecchio liceo, e se pure al momento del risveglio erano sono frammenti, tessere mischiate di un mosaico le immagini rimaste nella mia mente, di nuovo ho camminato per quel corridoio del secondo piano, ancora una volta sono entrato nell'ultima porta a sinistra, ed ero come in quei giorni lontani seduto al mio banco.

Rispetto agli anni delle scuole medie e dell'università, quel periodo mi sembra esser durato assai più a lungo, e mi pare a me oggi più vicino.

Per la prima volta conobbi la solitudine intesa come assenza di interesse negli altri, e il patire quell'apparente vicinanza che non è che un inganno perfido, e per questo oggi, che sono in una situazione simile, mi ritrovo a rivivere quel succedersi monotono all'esterno, estenuante all'interno, di giorni, mesi, anni.

Il mio amico, quello che fin dai tempi dell'asilo mi era sempre stato compagno, non mi seguì al liceo ed io, mentre vedevo attorno a me fiorire amicizie e storie d'amore, semplicemente non mi capacitavo di come l'une o l'altre giustificassero la propria solidità.

Con Andrea, l'amico d'infanzia, simili pensieri non m'avevano mai assillato, ovviamente. Non ricordavo, nè ora, un solo giorno della mia vita senza che noi fossimo già legatissimi. Ai primi ricordi, i giochi in giardino, le infinite partite di pallone, le sfide di calcetto in cortile, s'erano poi aggiunti quelli della prima adolescenza, e la lontananza nei mesi della malattia che mi prese a 9 anni non sminuì almeno in principio quel cercarsi, e allora trascorrevamo assieme le vacanze in montagna e sceglievamo la stessa scuola per le medie.

Il nostro cercarsi si faceva sempre più un rincorrersi, da parte mia, man mano che diventavamo grandi, e diverse erano le opportunità che s'offrivano, e i problemi che affliggevano.

Persa la quotidianità con Andrea, non mi sembrava sensato cercarne un succedaneo, chè mi sarebbe sembrata un plagio, un utilizzare il prossimo per soddisfare un bisogno, ovvero una debolezza.

Non voglio tacere che in quei mesi difficili che si facevano anni confusi io ero soprattutto impegnato a conoscere me stesso, a dare una forma a quella cosa strana, diversa che mi ero ritrovato ad essere.

Chissà tu dov'eri.

E chissà se saremmo stati amici, a quei tempi l'idea stessa di un'amica donna mi sembrava assurda, e avrei allora forse solo cercato d'amarti, senza però voler essere 'il tuo ragazzo', o nessuna di quelle figure che si incastrano ad un'altra fino a farne smarrire la vitale singolarità perdendo anche la propria.

(messaggio confuso, che è una perifrasi zoppicante e elusiva di una frase semplice sulla quale mi ritrovo ogni giorno: sei magnifica).

6 comments:

  1. Eh, Gio... Dove sono finiti quegli anni? Dov'erano allora certe persone? Dove sono ora?
    Non so a cosa stessi pensando tu scrivendo, ma quello a cui penso io leggendo è che ho qualche rimpianto tristissimo!
    Ciao :)

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  2. Rimpianti anch' io...
    quei tempi mi sembrano lontanissimi ma molto caldi.
    Ma ora mi aspetto un post a caldo sulla nuova di oggi.
    L

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  3. Tu Vic mi coccoli sempre oltre i meriti :-)

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  4. Dobbiamo costruire tutto oggi Dautre, e un tempo invece sembrava tutto svolgersi naturalmente.

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  5. Oggi non esiste mio caro ;-)

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