Wednesday, 4 May 2011

Quello che non ci uccide ...

... non è vero che ci rende più forti.

A volte, però, ci fa capire quanto lo siamo.

Sostenere il peso di un palcoscenico, che contemporaneamente ci vede attori, e registri, e pubblico, significa che, oggettivamente, possiamo farlo.

Possiamo gestire le mille sfacettature della nostra esistenza, possiamo cambiarci d'abito in un batter di ciglia, e ancora rifarci il trucco, e ancora applaudire, ridere, penare, piangere e tornare al sorriso.

L'esistenza si consuma al di qua e al di la del sipario.

Il primo e supremo inganno ora mi pare benigno: è quello che ci raccontiamo nei sogni, è speranza di rivincita, è la determinazione di esistere davvero.

Senza queste bugie le nostre realtà più amate e care non avremmo realizzato.

Lo smacco, ridicolo, di Harvard non basta a distogliere la mia mente dal desiderio di fare della mia passione per la matematica la mia professione.

Nè il rifiuto di centomila donne qualsiasi dissolve la mia devozione per i lineamenti di visi sconosciuti, e per le tue risate piene di dolcezza.

Tornate da me, stanotte, sogni miei!

4 comments:

  1. Allora, hai sognato? :)

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  2. Già, a volte reggere i pesi ti stronca

    ciao collega

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  3. quello che non mi uccide... mi rende più nervosa!

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  4. Oh, io sono il maestro indiscusso delle lune stortissime :D

    Un saluto a voi collega, e mi raccomando: torna presto al lavoro!

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