Tuesday, 24 May 2011

Quando il buon senso diventa una cosa assurda

Si lagna, Silvio Berlusconi.

'Mi impediscono di parlare', afferma, in merito alle multe inflitte a varie testate giornalistiche a seguito dei suoi interventi all'indomani del voto amministrativo di dieci giorni fa.

Io spero che presto qualche dotto psicanalista prenda in esame questo caso disperato, e che di quest'ometto pieno di manie, di grandezza, di persecuzione, tracci un profilo adeguato e severo.

Sicchè il nano si lamenta che 'non lo lasciano parlare'.

Berlusconi è come un ragazzino di liceo, viziatello e impreparato che, non sapendo rispondere a una domanda ben precisa, si mette a parlare d'altro, e ha perfino l'ardire di replicare piccato 'mi lasci finire' al professore che vuole una risposta alla sua domanda, e non sentire un monologo senza capo nè coda.

Berlusconi è come un bambino piagnucolante, di quelli che vogliono sempre il pallone, e i cui capricci sono talmente molesti che alla fine si cede sempre alle sue insistenze.

'E' assurdo': cosi riassume il suo pensiero l'ex piduista Berlusconi.

No, non è assurdo.

E' puro buon senso.

La stampa, specialmente quella espressione del servizio pubblico, non dev'essere zerbino dei potenti, manco meno dei politici.

La costrizione non si esercita piu' con l'olio di ricino, ma con soluzioni piu' sottili, e l'eroismo oggi allora non è imbracciare le armi e combattere, ma svolgere la propria funzione di cittadino, seguendo quel dettame che vuole che 'il prezzo della libertà è l'eterna vigilanza' (Karl Popper, mica Vittorio Sgarbi o Giuliano Ferrara, claro?).

'Assurdo' ... 'assurdo' è anche solo credere che 5 direttori di telegiornale, contemporaneamente, abbiano espresso la volontà indipendente di rivolgere queste 'interviste' camomillose al primo ministro, senza domande pungenti circa la sconfitta feroce, ma con liete atmosfera da the inglese in villa di campagna.

Di assurdo ci sono quelle sviolinate a reti unificate, quel non domandare ma sottolineare con questioni di comodo e zero senso critico le solite, stantie chiacchiere di questo puttaniere, di questo vizioso che per difendere sè stesso non ha esitato a accartocciare il sistema giudiziario italiano, già gravato da tecnicismi e cavilli architettati dai potenti per essere immuni dalla giustizia.

E quel gesto scontato in tutto il mondo, dimettersi se fatto oggetto di indagini o sotto processo, che è il riconoscimento della supremazia dell'incarico rispetto la propria persona, è oggi in Italia un assurdo, un semplice fantasticare di società ideali e senso dello stato fittizio.

La mafia trabocca dalle regioni del Sud depresso al Nord ricco e produttivo, e membri dell'esecutivo e parlamentari parlano di 'metastasi' rivolgendosi a giudici che da sempre combattono la mafia.

S fanno condoni su condoni, e poi ci si meraviglia che le fabbriche chiuse dei Brambilla, dei Rossi, riaprano con nomi diversi, e accenti diversi.

Nello stesso istante in cui sette di cattolico seme occupano aziende pubbliche, su tutte il sistema sanitario, questi tronfi occupanti di poltrone berciano di 'meritocrazia'.

E ce la si prende con gli ultimi della terra, i Rom, i tossicodipendenti, gli immigrati, gli omosessuali, le minoranze in genere, e non si riesce ad intendere nemmeno le piu' semplici favolette di Esopo.

2 comments:

  1. Ciao Gio' :) L'Italia e' un bellissimo paese ma in politica mi sa che andiamo sempre peggio. Cosa posso aggiungere a cio' che hai detto tu in modo chiarissimo? :)

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