Monday, 9 May 2011

L'interpretazione dei sogni

Davvero vorrei parlare con qualcuno dei miei sogni.

Prendete l'ultimo.

Sono in compagnia della famiglia Robinson, quella dei telefilm di Bill Crosby.

La nostra relazione, inizialmente professionale, è maturata in amicizia e la recitazione alle volte si confonde con la realtà, poichè negli sceneggiati come nella vita quotidiana ci frequentiamo amichevolmente.

Siamo in un immenso autobus, e da Chicago ci stiamo muovendo verso New York.

E' inverno, e fa molto freddo.

Nel sogno Chicago è una città circondata da montagne, e le strade sono ripide, e il freddo pungente.

Alla prima fermata, il panico s'impossessa di tutti noi: una calotta di ghiaccio avvolge il mezzo, ed è impossibile uscire.

La soluzione è ovvia: dobbiamo raggiungere in tutta fretta la California: il caldo scioglierà quella prigione, e noi saremo liberi.

Scendendo dai tornanti, lasciandoci alle spalle Chicago, l'autista corre come un dannato, e io sono sempre in ansia, chè temo di finire fuori strada.

Quando invece stiamo per raggiungere la California, ed un ultima, lunghissima discesa è davanti a noi, l'autista avanza a velocità minima ... e se in un primo momento io contesto questa scelta, poi la capisco: tanta è la lunghezza di quell'ultimo tratto che se l'affrontassimo a tutta velocità non riusciremmo poi a fermarci, e finiremmo sfracellati.

Finalmente arriviamo a destinazione, e davvero possiamo abbandonare il pullman.

C'è un alone di tristezza nei nostri cuori: il telefilm l'anno prossimo non andrà piu' in onda, e noi dobbiamo dirci addio.

Bacio le figlie del dottore che sono state le mie colleghe di lavoro.

Io, l'unico bianco in quella famiglia di afro-americani, mi sentivo tra di loro a casa.

E mentre loro, lo capisco, hanno una vita anche fuori dal lavoro, io senza quella parte sono come perso, e già temo per il mio futuro.

2 comments:

  1. Ah qui ci vuole uno psiclogo.....

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  2. E poi ce ne vuole uno per lui ;-)

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