Tuesday, 3 May 2011

La bellezza

Quando ero bambino invidiavo i protagonisti dei cartoni animati e delle fiabe, e i loro poteri sovrannaturali.

Volare, spiccare balzi infiniti, teletrasportarsi ... ognuna di queste capacità, ne ero convinto, se l'avessi posseduta, m'avrebbe dato gioia.

E in quegli anni in cui perfino fare una breve corsa era per me proibitivo, erano eroi irraggiungibili perfino i miei amici che, all'oratorio, a pallone.

Con gli anni, e grazie alla tecnologia, sono riuscito ad avere esperienza di quell'adrenalina che cercavo: ho corso in moto lungo tornanti a picco sul vuoto, ho volato, ma che paura, su mari e oceani, e ho perfino tirato calci a un pallone seduto in poltrona.

Con gli anni ai desideri del bambino se ne sono aggiunti altri, soprattutto un altro.

La passione per le donne, la ricerca del fremito, e di quell'audacia che solo nella linea sinuosa della schiena che si fa gluteo trova equilibrio e completamento, e la capacità di assegnare un senso all'esistenza nel contatto con due labbra, mi hanno educato al culto della bellezza.

E dai confini della donna la bellezza mi ha portato altrove, fino a coglierla, se non a cercarla, perfino in un frettoloso istante di quest'oggi pieno di mal di schiena e tribolazioni.

Sono in condizioni di stress estremo: sto lavorando moltissimo, e i miei occhi sono acidi perchè troppo a lungo fissi a un monitor, o a formule noiose e diagrammi osceni, e per il mio futuro la cosa piu' probabile mi pare un periodo di vacanza forzata altresi noto come disoccupazione (detto tra noi ... un mese di pausa mi farebbe un gran bene).

Tornavo dalla mensa, con una banana, una barra di cioccolata e uno yogurth, il mio povero desinare, e dopo aver galantemente colto da terra una monetina caduta a una ragazza e scherzato un po' con la commessa, ho preso per la terrazza.

Fischiettavo un motivetto floreale, che è come dire che cercavo un dialogo con gli uccelli che a primavera cantano tra i fiori, e avanzavo tra i tavoli, all'aperto.

E' bastato un attimo.

Alla mia destra ho notato un vecchio.

L'attenzione è stata tutta per i suoi baffoni, che già ai tempi del Kaiser sarebbero sembrati eccessivi, e per il suo sorriso.
E li per li sono rimasto perplesso: possibile che un prussiano reduce della battaglia di Jena fosse capace di una simile espressione, tanto dolce e affettuosa?

La risposta, la piu' scontata e unica era seduta di fronte a lui.

Un bambinetto di forse 4 o 5 anni, alle prese con una bottiglietta di Coca Cola e un milione di bollicine.

E dovevate vederli: il piccolo, che svitando il tappo rimaneva rapito dal miracolo della schiuma, quello che noi cerchiamo di evitare, e il nonno, che non riusciva proprio a nascondere un briciolo della sua contentezza, e ogni ruga di quel volto consumato dal tempo era un raggio di sole.

Ecco, vedi?

Questa di cogliere la bellezza in un istante, perchè io continuavo a camminare, e non li ho visti che per piu' di un paio di secondi, è una capacità che oggi mi permette, se non di volare, di credere che sia possibile.

2 comments:

  1. Ma devo chiamarti Francesco perchè parli agli uccellini? ;o)
    Guarda che anche adesso io immagino di volare e di essere una super eroina capace di mettere le cose a posto nel mondo che sì, è pieno di bellezza ma purtroppo l'uomo provvede a distruggerla.
    Ciao caro Gio.

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  2. Ne parte uno alle 18 per Paperopoli, basta reggersi forte. Prendilo al volo ;)

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