Sunday, 15 May 2011

Il mito di Penelople, la necessità del viaggio

In questa domenica pomeriggio umida e ventosa, fuori una pioggia insistente consiglia di rimanere a casa, un mal di schiena invadente di fatto quasi lo impone, affacciato alla finestra osservo ombrelli imbizzarriti che correnti d'aria vogliono strappare a passanti in giacca e berrette, e non è solo acqua a scendere dal cielo ma anche mille e mille petali di primavera.

Sopra le nubi dense e scure, che presto rovesceranno la loro furia su di noi, gli aerei continuano a unire i continenti, e città che non ho ancora visitato, e altre che i miei passi non segneranno mai.

E penso allora al mito di Penelope, e a ciò che forse è la sua nemesi, ovvero la necessità del viaggio.

Perfino nel sonno non riesco a stare fermo: quella frenesia, che da sveglio è nel pensiero, nel mutare d'umore e nella noia che assale troppo presto, pure nella notte non mi abbandona, perchè ha un'origine ben precisa, che è il male.

Il semplice dolore fisico mi impone di cambiare posizione, cercare una soluzione alla tortuosità del mio corpo, a compensare con l'ingegno ciò che la natura ha negato.

E da sveglio ancora la mente, cambiando senza posa l'ambito del proprio girovagare, mi tiene lontano da quel lento processo di fossilizzazione attorno ai concetti di solitudine, malattia e precarietà che sensatamente dovrebbero occupare i miei pensieri.

Penelope!

Nei miei pensieri io voglio te, di te voglio riempire le mie lettere, le mie corrispondenze dal mondo!
A te voglio tornare nel sogno, per te cogliere la bellezza, ovunque, e donartela in quelle forme che sai.

Ma neppure stretto a te riuscirò a trovare quiete.
Perchè perfino tra le tue braccia verrà a cercarmi il male, dal tuo seno e della tua vita mi strapperà con violenza.

E dovrò tornare a viaggiare, e a desiderarti da lontano, fino al giorno in cui potrò tornare a nutrirmi del tuo corpo e della tua anima.

Questo mito, e questa necessità, alternandosi scandiranno lo scorrere degli anni della mia esistenza, fino alla fine.

1 comment:

  1. De Andrè cantava "Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare"

    E se lo dico io che non ho praticamente mai viaggiato...

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